Dalla parte dei bambini


Una volta quando un bambino veniva abbandonato dalla sua famiglia di origine, poteva vivere in un orfanatrofio ed essere adottato da chiunque fosse disposto a nutrirlo e dargli un tetto. L'abbandono, in sé, è una grave forma di svalutazione, la peggiore per un bambino piccolo che può morirne: morire perché non viene nutrito, non accolto in un grembo che gli dia calore, non amato. Vi sono bambini che, se ospedalizzati precocemente, si lasciano morire di fame, rifiutando di alimentarsi, perché il nutrimento di cui hanno bisogno non è tutto nel biberon.


Ora il fatto che i bambini di un brefotrofio fossero abbandonati li rendeva oggettivamente privi di valore, di quel valore personale che solo l'amore è in grado di conferire ad un individuo: erano bambini di serie B ed il fatto che chi li adottasse potesse farlo magari per sfruttarne il lavoro in casa o nei campi e potesse maltrattarli o abusarne in vario modo, sembrava il male minore. Sempre meglio dell'abbandono di quei disgraziati dei loro genitori naturali. Esistevano ugualmente ottime ed oneste famiglie che potevano adottare dei bambini, ma era piuttosto una questione di fortuna, senza molte garanzie per il piccolo.

Oggi le cose sono  un pò cambiate: le istituzioni si fanno carico della selezione e del giudizio di idoneità dei nuclei familiari che ne fanno richiesta, non esistono più orfanatrofi come istituzioni totali, ma "case famiglia" dove è possibile stabilire rapporti d'affetto con chi si assume la "relazione di cura"  del bambino e così via. Certo i tempi necessari per ottenere in adozione un bambino sono lunghi e c'è il sospetto che tale lungaggine non sia solo e del tutto vincolata alla necessità di offrire al piccolo sufficienti garanzie, per questo molte persone optano per l'adozione internazionale che sembra riesca a dare risposte in tempi più brevi.

Nazionale o internazionale che sia, l'adozione pone molti problemi che richiedono spesso l'assistenza e gli interventi di personale specializzato: da una parte abbiamo un bimbo che, a seconda della età e delle esperienze vissute, può presentare diverse problematiche e/o trovarsi in una situazione di stress, dall'altro una coppia di genitori che, nella gran parte dei casi,  devono avere affrontato ed elaborato la ferita narcisistica prodotta dalla loro difficoltà od incapacità a generare dei figli. I bambini svalutati dall'abbandono spesso reagiscono con rabbia e/o sintomatologie regressive di vario genere, i genitori, magari convinti di star compiendo un gesto oblativo, sono talvolta preparati piuttosto alla gratitudine che alla ribellione ed in effetti hanno bisogno di gratitudine per sentirsi convalidati nel nuovo  ruolo di genitori "buoni". In tutti i casi allevare un figlio è tutt'altro che facile. 

Questo non è che un piccolissimo spunto di riflessione su quanto vi sia da affrontare nell'adottare un bambino: per quanto complesse siano le dinamiche affettive e di relazione che possono determinarsi all'interno della famiglia adottiva, così come avviene in qualsiasi famiglia, la responsabilità della gestione dei rapporti familiari è degli adulti di cui si presume siano mature le capacità critiche e gli equilibri emozionali. Il bambino ha diritto, comunque all'affetto di un padre e di una madre, come minimo, per riuscire a strutturarsi adeguatamente, fondandosi sui modelli educativi che gli vengono trasmessi e su ciò che può essere la relazione  all'interno di una coppia.

Le coppie e le persone che non abbiano risolto nodi e conflittualità proprie e/o del rapporto, famiglie con un unico genitore, e pertanto in situazione non ottimale per farsi carico della gioia e della fatica di un figlio, persone con disagio psichico e così via non possono candidarsi alla adozione: il rispetto per i "single" e per ogni altra categoria di persona non ci dà il diritto di rinunciare alla tutela del bambino, perché questa personcina ha il suo grande, unico, irripetibile valore che merita tutte le garanzie che siamo in grado di dargli. Se, malgrado questo, qualcosa dovesse non andar bene, come può sempre accadere, almeno avremo fatto quanto era umanamente possibile. Io ti auguro di essere felice, piccolo, e di crescere sereno e grato alla vita!

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