Ricordi


Cammino su un sentiero di terra battuta, tra le serre di garofani, e vado avanti con la voglia di fermarmi, almeno per un poco, ma non saprei dove, perché sui margini c’è solo un pezzo di campo bruciato con i rigagnoli ed i cumuli di sporcizia. Sono stanca e le sensazioni mi arrivano slegate: le gambe ondeggiano sulla strada … la testa è affondata …le spalle pesanti … C’è in giro la luce inquietante dell’ultimo crepuscolo e respiro un odore di uva fermentata che copre tutti gli altri e fa quasi piacere: ora vedo che esistono le stagioni e la terra e avverto che qualcuno mi cammina affianco, fischiettando appena un motivo dolcissimo e triste. Mi si muove dentro qualcosa come un istinto di solidarietà dolorosa ed in fondo ho una grande voglia di sciogliermi, finalmente … ma continua ad angosciarmi una spia d’allarme sottile e nemmeno con la stanchezza che ho addosso posso lasciarmi andare, non ancora, devo custodire questa mia debolezza ed un antico risentimento.
E adesso le immagini scorrono nella mia mente, senza ragione, a caso, come tagli di vecchie pellicole: si accendono e si spengono tanti toni di luce e parole spezzate si succedono senza incalzarsi.

Qualcuno dalla spiaggia lancia un ciottolo nel mare, per far volare gocce di spuma e sorridere sudato nella luce violenta e silenziosa che ritaglia le cose da colori senza smagliature, solo in quest’ora del giorno.

Poi rientra
il crepuscolo invernale
in un’aula con i banchi di legno
dove, per un tempo
incalcolabile
gli occhi riflettono
con noncuranza
la scienza costruita
nella fatica di un’altra storia.

Ora non posso più morire
finché ci saranno sempre
altre stelle
ed un’altra estate
che non è quella trascorsa.

Non posso amarti per sempre:
in un altro paese di mare
ho trovato una sera d’estate
che m’ ha liberato il respiro
sfiorandomi appena la pelle.

Non posso crederti,
ora che torna sempre
il tempo di stare sola
nell’indifferenza vuota
impastata di fumo e chiuso di camera.

Finalmente la sera si apre sul cielo, ancora una volta. Le stelle oscillano impercettibilmente e, chiudendo gli occhi, perdo il ritaglio di azzurro per guadagnare lo spazio: le voci fluiscono in un brusio ritmato, profondo ed indistinguibile dai messaggi delle stelle.
 Così mi avvolge il buio, profondo ed acceso da scintille impalpabili, come sorgenti che erompono dalla roccia.

Ma il trionfo del sole mi sorprende in un mondo di estranei: creature maledette popolano le strade e spiano con sguardi ambigui. Di nuovo il giorno sorprende la mia stanchezza.

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