Ai piedi del Vesuvio



La terra è un morbido e scricchiolante tappeto di aghi di pino caduti: sono tanti, ma non ci si potrebbe andare a piedi nudi, perché  sono secchi e  pungono.
Ogni tanto si incontra un muretto di pietra grezza, un pò diroccato e roccia scura rossiccia: pietra lavica.
Più si sale più la roccia è brulla: resistono cespugli bassi coi loro fiori impavidi.
Resistono all'arsura ed al vento e non hanno paura:  vivono  la loro stagione, si offrono alle  carezze del sole, penetrano a fondo nei sassi con le loro radici abbarbicate alla vita e rinascono, rinascono sempre, qualunque cosa accada.
Sono macchie di colori brillanti che balzano innanzi allo sguardo fino ad estrarne un sorriso, un pensiero tenero, una fantasia di  vita ed allegria sperduta nel deserto di roccia.

Superbamente solo, incurante della sua bellezza, incurante del paesaggio e della minaccia che lo sovrasta, della lucertola che guizza tra le foglie e dei viandanti che si alleggeriscono dei tanti pensieri, adagiandone uno per volta su ciascuno stelo di fiore che  ha loro strappato una increspatura nello sguardo, un sentore leggero nell'aria da far volare via qualcosa alla mente.

Nel silenzio anche la mente diviene leggera, si effonde nell'aria e va  a posarsi sempre più in alto, seguendo il volo di un uccello che arriva lontano e non si sa dove vada.

Il cespuglio si accende ad ogni occhieggiare dei raggi che prorompono dai tumuli di nubi, e tace solo al calare del sole.


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