Crudeltà




Dal dizionario della lingua italiana Zingarelli:

crudele = persona che non prova pietà o rimorso nel procurare sofferenza ad altri.

crudeltà = caratteristica di chi è crudele. Brutalità, ferocia.


La crudeltà è un aspetto dell'aggressività, la forma più estrema  e distruttiva dell'aggressività.

Malgrado la parola "aggressivo" contenga molte connotazioni negative in una società improntata a forme di moralismo per lo più ipocrite, in realtà caratteristiche come l'avere iniziativa,  il sapersi conquistare spazi sia concreti che di relazione sociale, la capacità di essere competitivi, la stessa capacità di costruire qualcosa, modificando la realtà circostante, presuppongono una qualche misura di aggressività o, se proprio vogliamo utilizzare terminologie diverse, diciamo capacità espansiva e di autoaffermazione.


Nessuno è privo di pulsioni aggressive perché tutti hanno dei bisogni, esigenze e desideri che vogliono soddisfare ed abitualmente il raggiungimento di una meta, anche semplice richiede una qualche lotta con la realtà. Come tutti sanno, infatti, non accade nella realtà che sul nostro balcone giungano vaporose nuvolette dove affondare golosamente le mani per tirare fuori gli oggetti di ogni nostro desiderio.

Ora non si tratta dell'aggressività in sé stessa, che appartiene a ciascuno, ma degli aspetti più distruttivi e deteriori dell'aggressività.


Siccome tutto è relativo, anche per la crudeltà vera e propria bisogna operare dei "distinguo": in caso di scontro fisico, ad esempio, a parità di forza dei contendenti, le maggiori probabilità di vittoria sono del più crudele, quello che si fa meno scrupoli di poter fare del male all'altro. La crudeltà era e, a quanto se ne sente, è ancora una qualità positiva per i guerrieri: in guerra l'importante è vincere! Il problema lì è più che altro la posta in gioco. Se la posta in gioco è la vita, non c'è nessuna scelta o sei crudele con qualcun altro o lo sei con te stesso.

In condizioni diciamo più normali logicamente il problema  sul piano razionale riguarda la scala di valori: quale è l'obiettivo da raggiungere e cosa vale tanto da indurre a far del male a qualcuno.
Sul piano di realtà la risposta più frequente è: denaro e potere.
Si pensi alla gente che muore per risparmiare sulla sicurezza nel lavoro, a quanta ne è morta per loschi traffici sui medicinali o partite di sangue infette e via dicendo.
In questi casi tuttavia si uccide a distanza e non si gode dell'altrui sofferenza, ma solo del denaro "guadagnato".

Il discorso è diverso se si fa del male direttamente e fisicamente a qualcuno: la cosa forse va anche oltre la crudeltà, bisogna avere "stomaco", perché è frequente che ci si senta nauseati dallo spettacolo della sofferenza e dello svilimento di un altro essere umano, ma anche animale.
Chi lo sa, magari per una forma di solidarietà viscerale, una identificazione inconsapevole, ma evidente con l'altro.
 In una certa misura sarà anche una questione di abitudine.

Dobbiamo ritenere che infliggere ad altri una sofferenza, senza altro scopo che quello di sentirsi forti e potenti sia una perversione pericolosa e tuttavia molto più diffusa di quanto si creda.

"Come fa un uomo a dimostrare il proprio potere su un altro uomo?"  ...... "Facedolo soffrire" ...  (G. Orwell)

La natura ed in particolare la realtà istintuale delle persone si modifica molto più lentamente rispetto alla evoluzione della cultura e della civiltà.
L'essere stati esposti e quindi l'avere appreso modelli relazionali improntati alla sopraffazione è una condizione che favorisce lo strutturarsi di una personalità violenta, sia perché il malessere e la rabbia accumulati non vengono elaborati ed hanno bisogno di essere agiti e sia perché se l'unica struttura di relazioni possibile è persecutore-vittima, per autoconservazione, è sempre meglio identificarsi col persecutore, che è quello che vince e non soffre.

Non voglio esprimere nessun giudizio etico, che d'altronde sarebbe scontato, sui fatti di cronaca che continuano a parlare di donne violentate e massacrate, anziani e malati torturati ed uccisi, dico però che la scala di valori che mette il potere in cima a tutto è il  terreno giusto per consentire a queste piante di germogliare.

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