Il sentimento religioso (parte quinta: il bene ed il male)


Nella mente più primitiva non esistono etica, morale e concetti comunque astratti: la distinzione tra il bene ed il male è tuttavia chiarissima, univoca e non soggetta ad alcun tipo di dubbio, trattandosi essenzialmente di una primaria discriminazione percettiva.

  È bene tutto ciò che piace e dà soddisfazione, come appunto per il bimbo il caldo grembo materno ed il tepore del fiotto di latte che riempie l’immenso vuoto della fame, direi indistinguibile dall’angoscia di morte  nelle primissime fasi, quando non è ancora possibile alcuna capacità figurativa e di previsione. 
 È male tutto ciò che suscita dolore ed angoscia, peraltro fusi negli stadi più primitivi in un unico abisso di malessere, non essendo ancora possibile la distinzione tra percezioni esterne (dolore) ed interne (paura ed angoscia).
Certo col tempo l’umanità si evolve, come accade ai bambini, inizia a percepire sempre con maggiore chiarezza gli oggetti esterni, riesce ad oggettivare il sé: a questo punto si comprende che ciò che è bene per qualcuno può essere fonte di sofferenza per altri, sicché nasce l’esigenza di stabilire regole di comportamento che tutelino i diversi componenti del gruppo sociale. Questa morale, come altre norme di vita sociale, nasce inizialmente nell’ambito di gruppi ancora privi della distinzione tra istituzioni religiose e sociali: molti dettami di diverse religioni contengono, ad esempio, imperativi sottesi da norme igieniche, e così via. In seguito l’utilità di conservare la morale religiosa consiste nella maggiore efficacia a controllare l’istintualità da parte di norme che parlano direttamente alla interiorità emotiva e fantasmatica delle persone, piuttosto che di leggi che solo parlano alla ragione …
Dove nasce dunque il problema? Beh chi ha ideato e scritto quelle norme si è occupato di tutelare equamente ogni soggetto sociale? O ha privilegiato coloro che all’epoca risultavano più forti ed influenti? E se nel corso della storia, per motivi vari, i rapporti di forza tra i diversi soggetti sociali cambiano dovrà cambiare anche la morale?
Lecitamente si pone la domanda: il bene di chi? Il male di chi?

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