Insalata di parole


Certo anche voi saprete cosa sia una ritualità ossessiva, una accelerazione ideativa tradotta in verbosità anche detta logorrea da non confondersi con la diarrea che risulta essere cosa più volgare, trattandosi di una affezione capace di affliggere umani ed animali, i quali ultimi, notoriamente non soffrono né di logorrea, né di coprolalia ed altri disturbi della comunicazione.
Gli animali sono creature semplici, si sa, ma possono contrarre qualche nevrosi anche loro, specialmente i cani ed altri animali da compagnia, perché chi pratica lo zoppo, in capo all'anno zoppica. E tuttavia mai si son lasciati contagiare da questa fissa di ciarlare di continuo.

Tempi d'oro una volta, quando l'oracolo distillava le parole ad una ad una, sillaba per sillaba e mai parlava troppo, per paura di sbagliare: perché è lapalissiano che un oracolo che sbaglia lo si può anche decapitare.

A cosa servirebbero gli oracoli sennò?
Il cerimoniale no, quello lo si conosceva bene: la cerimonia prepara e ispira solennità alla circostanza.
Le pause nella musica nessuno pensa a contarle, come le bollicine d'aria sui fiotti del ruscello, ma fanno parte dello scroscio e della melodia: perciò bisogna saper tacere, fa parte del discorso.
 E questo (bisogna rendere onore al merito) hanno cercato di insegnarmelo bene a bastonate, ma io non ci capivo niente a causa dello strano potere del terrore che azzera ogni pensiero, specie quello dissenziente, divergente e dissociato: l'unico del resto che di tanto in tanto si degna visitare la mia mente.
Cosa dicevo? Ecco: la gente parla troppo e per lo più potrebbe farne a meno. Paiono innamorati gelosi che leccano a lucido ogni parola, purché sia bella e non abbia senso: perché se è bella prendono un applauso e se non ha senso non c'è nessun impegno e nessuno mai potrà accusarli di nulla e intanto avranno esercitato l'apparato fono articolatorio, ché la ginnastica, si sa, fa sempre bene. E due? ancora meglio!
Allora passiamo direttamente al tre che è il numero perfetto, anche se nel sudoku domina il nove, ma solo per il privilegio del multiplo, perciò se uno vuole esprimersi in personalità multipla può sempre scegliere tra tre e nove, ma deve stare attento a non fare confusione, perché di se stessi in generale è già difficile sopportarne uno soltanto. In tre o in nove ci andiamo a nozze, purché non si tratti del solito triangolo che immeschinisce nella gelosia, sicché se proprio si deve fare, l'antica orgia offre qualche vantaggio.
E torniamo a noi: ci vorrebbe la bottiglia d'acqua minerale col bicchiere di plastica come usa nel fare conferenze per l'oratore erudito, stimato ed applaudito, perché si usa applaudire così nessuno si accorge che pensavi ai casi tuoi. E si capisce: poco ci basta per parlar forbito, il tema è la sostanza, quella grigia in particolare, che fa proprio difetto, ma non sempre questo è un male: se vi ubriacate lo fate per stordirvi, ottundere i sensi  e non soffrire, si fa prima a nascere cretini. Che c'è di male? C'è chi ci pensa ...

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