Crisi di governo e campagne elettorali

Altrove ho già detto che il governo tecnico, ovvero Monti, ha fatto comodo a tutti i partiti, dato che si trattava di assumersi la responsabilità di misure, ritenute da tutti necessarie ed improrogabili, ma giustamente considerate impopolari e quindi con impatto negativo sui partiti in rapporto alle future campagne elettorali.



La mossa del PDL di "staccarsi" dal governo, consentendogli, di fatto di continuare il suo lavoro attraverso la garanzia del numero legale o "leale" come amano definirlo i pidiellini, ma astenendosi e perciò evitando di figurare agli occhi dell'elettorato (ridotto in miseria) come artefici e collaboratori dell'austerity imposta dal governo, è evidentemente una forma di "doppio gioco"  o "doppio messaggio" antitetico ed incompatibile e perciò chiaramente mistificatorio.
Il messaggio per il capo dello stato e per il governo è: vi lasciamo lavorare e concludere evitando che l'Italia perda ancora molti altri milioni di euro (oltre quelli già perduti per i repentini giri di banderuola di Berlusconi) a causa del nervosismo dei mercati.
Il messaggio  per l'elettorato è: noi non c'entriamo niente con la crisi e la vostra povertà.
Ora la crisi c'è e non smetterà di esserci, malgrado le manipolazioni del PDL, ma il PD, avendo ben compreso il calcolo elettorale del centrodestra, si trova in una posizione delicata. ovvero riuscire a rassicurare il proprio elettorato ed al contempo mercati e massime cariche dello stato.
Un compito non facile. Napolitano ha consultato tutte le massime cariche dei partiti ed ha cercato di proteggere Monti dagli attacchi (elettoralistici) del PDL.
Al momento sono in forse i provvedimenti varati dal governo e/o nel programma di governo entro fine legislatura: il PDL garantisce per il dl sviluppo, ma nulla di più, "valuterà volta per volta" quindi anche per ciò che riguarda la incandidabilità dei condannati, il dl per l'Ilva, la riforma della legge elettorale ... e parlano di numero leale. Leale a chi? A Berlusconi?
Insomma Napolitano ha comunque ottenuto che la conclusione della legislatura si avvii ordinatamente, che non venga screditato il premier Monti (sua diretta emanazione) e che forse qualcuno dei provvedimenti ritenuti indispensabili, riesca a passare.
Bersani è inchiodato alla croce di figurare come il solo che si assumerà responsabilità per i prossimi provvedimenti e Berlusconi ed Alfano gettano le reti per pescare più voti possibile nella confusione che loro stessi hanno creato: serietà e lealtà, tuttavia, sembrano essere già sfuggiti alla loro rete.

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