L'inverno e la vecchiaia



Sono tanti giorni che piove e l'umidità ha ben impregnato le ossa: si capisce dall'indolenzimento della schiena e del collo. Tappati dentro casa al calduccio, anche le membra si impigriscono e si intorpidisce la mente.
Una sonnolenza infida grava sulle palpebre e sul cervello.
Gli orsi vanno in letargo, ci saranno pure già andati, beati loro: qui invece niente.
Se tutto va bene, possiamo contare su una pennichella protratta fino a pomeriggio inoltrato e quel curioso stato di trance, il dormiveglia che ci accompagna nel ripetere gesti automatici quotidiani, la cui memoria non è nel pensiero cosciente.
In queste condizioni può capitare di incontrare cose insolite ed improvvise illuminazioni.
Io preferisco le cose: sono più semplici, più chiare ed uno non deve stare lì ad arrovellarsi sui massimi sistemi.
Così è venuta a trovarmi una vecchina: era esile e curva, coi capelli radi e candidi, mi è dispiaciuto vederla a disagio, non riusciva a sedersi, ma mi parlava ed a un tratto mi ha sfiorato appena con una carezza.
Volevo accompagnarla, ma non ha voluto ed è partita chinando il capo con lo sguardo smarrito.
Non ricordo le sue parole: come un pugno di sabbia gettata nel mare, hanno per qualche istante intorbidato la mia mente e poi pian piano sedimentate al fondo.
Che strano: un pensiero così limpido, come un aroma fresco, quasi impercettibile che può saturare le narici senza che tu neanche te ne accorga, un pensiero così cristallino e semplice sa darti la misura della vita, la chiave che hai cercato vanamente in ogni sentiero che hai percorso.
I vecchi una volta venivano ascoltati con rispetto, anche quando  la loro mente era già incrinata e tra le parole che dicevano, senza mai comporre un discorso con un senso, fioriva qualche perla di saggezza profonda, che bisognava saper cogliere al momento giusto, perciò dovevano essere ascoltati con attenzione, per evitare di sciupare quel granello d'oro che inconsapevolmente sapevano donarti.
Questo Natale ce ne saranno tanti ridotti in povertà, al freddo ed abbandonati, senza nessuno a cui donare le gemme preziose salvate dal naufragio delle loro menti. Voglio ricordarmi di offrire un pensiero una presenza uno scialle, un sorriso con gli auguri. Hanno già dato tutto a questo mondo e sono fuori dalla mischia: ciò che loro possono donare non ha prezzo.

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