Lo spread non esiste



Ma anche se esiste, "che ce ne importa?". Questo "che ce ne importa?" è l'interrogativa affermazione fatta da Berlusconi nel corso di una telefonata durante una trasmissione di canale 5 (casualmente rete televisiva mediaset). B. insiste quindi nel sostenere che si tratta di un "imbroglio" inventato dalla Germania, che avrebbe venduto in blocco i titoli italiani, condizionando così anche gli altri mercati.
Durissime le critiche e le valutazioni dell'operato del governo Monti, che avrebbe lasciato il paese in condizioni peggiori di prima e seguito una politica "germanocentrica".
Siamo evidentemente in piena campagna elettorale: prendiamo atto del fatto che a Berlusconi non importa niente dello spread, anche se nella lievitazione degli interessi sul debito pubblico, vanno vanificati tutti i sacrifici, fin qui compiuti dagli italiani per risparmiare e rimettere in sesto la nazione.
Prendiamo anche atto del fatto che, pur avendo avuto ampio spazio per la lunga durata dei suoi governi, per dimostrare costruttivamente le sue superiori capacità politiche nel fare e gestire la cosa pubblica, Berlusconi ha preferito non avvalersi di tali opportunità costruttive (tant'è vero che ha dovuto lasciare il timone perché la nave stava affondando) ma preferisce invece dimostrare la propria supposta superiorità denigrando l'altrui operato ... tecnica, peraltro,  largamente usata da tutti coloro che non possono dimostrare in senso positivo e costruttivo le proprie capacità, in genere perché non ne hanno.
Diversa opinione sul significato dello spread lo esprimono il presidente di Confindustria, nonché il portavoce della commissione UE.
A chi credere?

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