Il discorso di fine anno del presidente Napolitano



Sempre il giorno di san Silvestro, a reti unificate, quando tutti gli italiani sono festosamente seduti a tavola e riuniti con le loro famiglie, arriva il discorso di saluto del presidente della repubblica: lo ascoltiamo tutti, cerchiamo di comprendere e spesso di valutare. Questo è accaduto anche ieri sera e questo del 2013 è un discorso particolarmente difficile e delicato, perché è stato un anno di penitenza e fustigazione: siamo stati tartassati, abbiamo visto aumentare i prezzi al consumo, specie dei carburanti, abbiamo visto amici e conoscenti perdere il lavoro, vediamo i nostri figli sfiduciati ed in condizioni di non potersi costruire un avvenire. In questo clima di esasperazione e polemiche di ogni genere, diventa essenziale la chiarezza, ovvero la capacità ed il coraggio di definirsi, il che significa sempre guadagnarsi la fiducia di alcuni, ma anche l'ostilità di altri!
 Napolitano è riuscito ad essere abbastanza chiaro, in futuro bisognerà, a suo avviso, seguire alcune linee guida essenziali per la crescita del paese:
- primo ispirarsi al principio di "solidarietà" e porsi il "problema sociale" del paese (si può leggere questa cosa, come dire che non si può giocare con la vita delle persone, come fossero numeri di un elenco contabile).
- secondo progettare la crescita del paese in funzione del futuro dei nostri giovani (non si può continuare a negargli il diritto di poter progettare la propria vita per favorire chi si avvantaggia dei contratti di "precariato". Non c'è da stupirsi poi se non nascono bambini ...).
- terzo riuscire ad integrare il Mezzogiorno d'Italia, perché la nazione non può crescere senza la risorsa del meridione, in coerenza col principio di solidarietà ed equità sociale.
- quarto, tenendo conto degli elementi prima menzionati, riuscire ad accettare anche sacrifici sostenibili per restare in un'ottica europea, con la prospettiva futura della formazione di uno stato federale, che solo  avrebbe la possibilità di restare competitivo nel quadro di economia internazionale che si va delineando.
 Si è rammaricato, Napolitano, della mancata riforma della legge elettorale, ha dichiarato di aver fatto ciò che meglio gli è stato possibile nel corso del suo mandato e, per il resto, credo abbia usato le cautele e le distanze meglio confacenti al suo ruolo.
Come sempre, quando ci si definisce, si ricevono in risposta reazioni di condivisione e supporto, dichiarazioni di guerra ed infine risposte opportunistiche (che non possono mai mancare ...).
Reagiscono positivamente Bersani, Monti e Berlusconi. 
Rispondono negativamente la Lega nord, l'Idv, Pannella e Grillo. 
Ora, prima di analizzare il significato delle diverse reazioni registrate, credo sia utile fare una riflessione: 
 nella vita sociale comune non tutti e non sempre utilizzano questa capacità di definirsi, in parte perché talvolta sono essi stessi confusi o comunque non in grado di comprendere abbastanza a fondo la realtà e se stessi, tanto da riuscire a chiarirsi dove esattamente vogliono collocarsi, ed in parte, invece, perché definirsi implica il circoscrivere il proprio spazio includendo alcune esigenze ed alcune persone ed escludendone altre, che inevitabilmente diverranno ostili (più o meno apertamente).
 In sintesi definirsi è l'esatto opposto di manipolare. Chi vuol manipolare evita di definirsi, ma tende a pescare un pò nel torbido, lampeggiando segnali di amicizia a destra ed a manca, ed attaccando  in modo  incoerente, quando questo appare conveniente alla strumentalizzazione a proprio vantaggio di una qualche emozione diffusa.
Bersani dichiara di condividere negli aspetti essenziali il discorso di Napolitano, specie per quanto attiene l'attenzione rivolta al problema sociale ed alla equità da usarsi nelle misure necessarie al superamento della crisi.
Monti sostiene , a sua volta il presidente, ma questo, che è un atto di riconoscimento dovuto sul piano formale da parte del presidente del consiglio al presidente della repubblica. In questo Monti è impeccabile, come suo costume, ma sappiamo che Napolitano, avendolo designato come una sorta di commissario governativo tecnico al di sopra delle parti politiche, probabilmente non ha apprezzato la discesa o salita (che dir si voglia) in campo del professore.
Berlusconi appena ieri l'altro minacciava Napolitano di indagini, in riferimento alle intercettazioni riguardanti alcuni personaggi politici in contatto con vertici della mafia, oggi sposa tutti i valori indicati dal presidente e pertanto neanch'egli si tradisce, essendo uso ad alternare lusinghe e repentini voltafaccia, secondo i propri tornaconti e la supposta eco mediatica dei suoi interventi.
La lega non deve proprio averla digerita né la linea europeista ed ancor meno la solidarietà al sud ...
Grillo mantiene la posizione polemica con tutti i ruoli istituzionali, ammesso che possa perdonargli di essere lui (Napolitano) il primo cittadino d'Italia. Il protagonismo del leader del M5S non ha potuto fruire di reti unificate, ma si è limitato ad esprimersi con un video dal proprio blog: non tutti l'hanno seguito ...
Di Pietro avrebbe preteso un maggiore impegno sulla legge elettorale e Pannella una maggiore incisività sul problema delle carceri.
Infine presto la parola passerà agli elettori!

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