Integrazione scolastica dei bambini disabili: terreno di scontro tra il legislativo e l'esecutivo.



In questo nostro paese, la bella Italia, esistono delle leggi che sono state volute dalle camere, votate ed approvate. Queste leggi tutelano il diritto allo studio di chi ha delle difficoltà fisiche, psichiche o sensoriali che possano ostacolare o precludere le capacità di apprendimento.
Si intende che mi riferisco alla legge 104/92 che prevede l'adozione di una serie di misure di supporto alla integrazione scolastica per gli alunni che si trovano in situazione di handicap.
Questo è il punto: la legge l'ha emanata il parlamento, i giudici hanno il solo compito di applicarla. L'esecutivo, il governo, per intenderci, ha invece l'ingrato compito di far quadrare il bilancio, non che non sia suo dovere rispettare le leggi ... (mica devono rispettarle solo i giudici!).
Ciò che di fatto avviene è che, essendo le risorse economiche limitate, spesso le scuole non riescono a fornire tutti gli strumenti ed il personale ritenuti necessari per la integrazione ottimale degli alunni interessati. Questa è una situazione fin troppo frequente, considerati anche i rilevanti e significativi tagli di spesa che sono stati portati avanti proprio sui servizi pubblici, primo fra tutti la scuola.
Ora tutti possono capire che quando un bambino ha la fortuna di crescere in una famiglia accogliente e sana sotto il profilo affettivo ed attenta agli aspetti educativi, ha meno bisogno della assistenza da parte delle istituzioni, il cui compito dovrebbe essere, invece, proprio quello di tutelare maggiormente quei ragazzi meno fortunati e meno seguiti in ambito familiare.

Ecco che l'incongruenza ed il conflitto fra i poteri legislativo ed esecutivo dello stato finisce per scaricarsi proprio sui soggetti più deboli: le famiglie più attente, quando non si sentono soddisfatte dei supporti educativi forniti dalla scuola, fanno ricorso in sede giudiziaria ed ottengono sistematicamente fino a 30 ore di sostegno scolastico.
 Esistono avvocati e patronati specializzati in questo tipo di ricorsi, tanto è ben conosciuto il problema, ma l'intervento ha un costo, mediamente 2000 euro per ciascun ricorso.
Chi ha questa disponibilità economica può ottenere quanto ritenuto necessario, mentre altri con esigenze analoghe, anche nella medesima scuola, dovranno accontentarsi di quel che passa il convento.
Non è necessario essere addetti ai lavori per rendersi conto della profonda ingiustizia ed anche dalla speculazione che questa situazione genera.
Il ricorso individuale, come tale, quindi non affronta il problema al suo nocciolo, un ricorso collettivo può già assumere un significato diverso, ma la soluzione può  essere raggiunta solo nella riconciliazione tra i poteri dello stato: in altre parole il legislativo e l'esecutivo dovrebbero riuscire a trovare un punto di incontro utilizzando vie istituzionali che prevedano la partecipazione alla formulazione dei programmi educativi individualizzati di rappresentati di tutti gli enti che saranno coinvolti nella spesa, senza la necessità di richiedere la continua mediazione del giudiziario, né di sovraccaricare le famiglie di oneri che loro non competono, finendo per fomentare la guerra tra "poveri" nella quale il prezzo più alto sarà comunque pagato dai più deboli tra i deboli.









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