La libertà di informazione



Reporter senza frontiere (Rsf)  ha collocato l'Italia al 57° posto per la libertà di informazione: il dato è lievemente migliorato rispetto all'anno precedente (sotto il governo Berlusconi eravamo al 61° posto) ma sostanzialmente stabile (con Monti 57°).

La valutazione viene effettuata utilizzando come parametri di riferimento qualificanti:
- il pluralismo della informazione
- gli aspetti giuridici relativi alla libertà di informazione (ed in Italia non è stato depenalizzato il reato di
   diffamazione)
- l'indipendenza dei canali e mezzi di comunicazione
- le attrezzature e le infrastrutture utilizzate per l'informazione
- chiarezza e completezza dei messaggi informativi
In questo settore l'Italia si colloca molto al di sotto  di altri paesi europei di cui 16 si qualificano nei primi 30 classificati, anche se in tutta l'Europa sembra che la libertà di informazione possa divenire un punto di criticità, a causa delle cosiddette leggi-bavaglio presenti in Ungheria ed in Grecia che trascinano in basso la media europea.

La libertà in generale è un concetto abbastanza relativo ed è chiaro che chi gestisce uno o più organi di informazione importanti, ampiamente visibili e pertanto in grado di condizionare la opinione pubblica (a seconda di come si voglia leggere la cosa) o  detiene un grande potere o si carica di una grossa responsabilità.
La libertà è rispetto e l'abuso è il suo contrario: il pluralismo, l'indipendenza e la completezza della informazione dovrebbero essere caratteristiche adeguate a neutralizzare l'utilizzo inappropriato del mezzo di comunicazione, che (inutile farsi illusioni) non mancherà mai.

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