La tuta del calcetto



La notizia viene  riferita oggi dal Corriere del Veneto: nel trevigiano un uomo di 34 anni, un comune impiegato, sposato con due figli piccoli, ha tentato di uccidere la moglie trentenne, adducendo come motivazione il fatto  che lei non gli aveva lavato la tuta del calcetto.
La coppia aveva evidentemente già qualche problema, la moglie, anch'ella impiegata, era uscita per una cena con gli amici.
Lui ha messo a letto i bambini e l'ha aspettata nel garage, ha prima tentato di soffocarla, poi quando la donna ha perso i sensi, l'ha caricata sull'auto ed infine ha dato fuoco alla macchina.

Per puro caso la donna si è ripresa ed è riuscita a scendere e ad allontanarsi: attualmente è ricoverata per gravi ustioni al viso ed alle mani. Il marito è stato arrestato per tentato omicidio.

Una delle tante storie di ordinaria violenza domestica, che tuttavia suscita qualche riflessione in tema di costume e mentalità da cambiare.
 Mi è accaduto di seguire tempo addietro un seminario tenuto da un docente di terapia sistemico relazionale: si tratta, notoriamente di una tecnica utilizzata prevalentemente per le terapie mirate ai gruppi sociali ed in primo luogo ai nuclei familiari. Il nostro trainer esponeva alcune dinamiche di relazione di coppia, correlandole giustamente ai rapporti e risonanze corrispondenti in gruppi di riferimento più allargati, ma  significativi in funzione della formazione di una immagine di sé accettabile ed accettata.
Ecco ricordo che quel docente disse ad un certo punto: "se una donna vuole lamentarsi di suo marito con la propria madre, sperando di ottenerne solidarietà e comprensione, come minimo deve dire che lui la picchia ... ad un uomo basta dire che lei non gli stira le camice". 
Tutti sorridemmo, allora ... ma forse non è più tempo di sorridere.

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