Mentre le Università si svuotano e le scuole cadono in pezzi, continua a crescere la disoccupazione.



Due segnali realmente allarmanti per la nostra nuova generazione: la percentuale di disoccupati rilevata dall'ISTAT in dicembre 2012 risulta ancora in aumento rispetto al mese precedente, siamo all'11,2% di disoccupati (ovvero rapporto tra persone in cerca di lavoro e forza lavoro complessiva) ma il dato è più grave se rapportato alla disoccupazione giovanile (15 - 24 anni) dove è del 36,6%.
Complessivamente abbiamo 2.875.000 di disoccupati in Italia.
Tra i giovani quindi si registra il più alto tasso di disoccupazione, ma anche di abbandono degli studi (58.000 in meno nelle Università negli ultimi dieci anni).
Cosa fanno questi ragazzi che non studiano e non lavorano? Certo non possiamo sapere cosa fanno, ma sappiamo cosa non fanno: NON CRESCONO!
Non possono diventare adulti e conquistare la propria autonomia dalla famiglia d'origine in cui continuano a dipendere economicamente, non possono guadagnare fiducia in se stessi sperimentando le proprie capacità ed i propri limiti nel confronto con le realtà sociali, non possono sentirsi utili, né accrescere pertanto la propria autostima, non possono progettare alcun futuro, né esprimere capacità costruttive.
Sarebbe dunque lo statista colui che guarda alla futura generazione, contrariamente al politico che guarda alla prossima elezione? Allora in Italia servono statisti, ma seri.

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