Recensione di "Il deserto e la neve" di Flavio Standoli



Un titolo affascinante che accosta due immagini opposte, ma ugualmente ostiche alla vita: una natura dura ed inclemente capace di uccidere chi non lotta fino in fondo per sopravvivere. Il deserto, sabbia priva di vegetazione e  di acqua, calura  che non offre riparo, poi la neve, le bufere d’alta montagna, il gelo mortale. In effetti si tratta di un giallo a lieto fine. Certo il lieto fine pare scontato fin dal principio e traspare con chiarezza nella simpatia che l’autore usa nel tratteggiare il suo protagonista: uno studente universitario di lingua araba. Il giovane viene ripreso nella sua quotidianità: gli amici, i lavoretti che rimedia per recuperare qualche soldo, il suo entusiasmo per gli studi, la famiglia, i progetti di vita. Insomma un giovane di sani principi, serio impegno, buona intelligenza ed ingenuità giovanile, appunto. Il ragazzo, ignaro, è destinato a cadere nel groviglio di una rete di spionaggio, essendovi coinvolto da uno dei suoi docenti di lingua, che infatti decide di servirsene come "corriere" per un certo suo affare losco. Il professore fa credere al ragazzo di essersi guadagnato un viaggio di studi in Marocco dove potrà approfondire con un insigne studioso del luogo alcuni aspetti relativi alla sua tesi di laurea, il viaggio verrà spesato dall’Università e consentirà al protagonista, Massimo, di vivere un’utile esperienza formativa ed accelerare i tempi della sua laurea. Il professore gli consegna anche un dono ed un plico da recapitare a due diverse persone da lui indicate. Nel frattempo altre organizzazioni spionistiche si muovono per intercettare il corriere del professore ed impadronirsi di quanto gli è stato affidato. Sembra superfluo aggiungere che Massimo si troverà al centro di rocambolesche avventure, sparatorie e fughe, tuttavia non sarà solo: incontrerà  alcune persone simili a lui, l’anziano professore marocchino, appassionatamente immerso nei suoi studi, bislacco ed ingenuo come solo gli uomini di scienza sanno essere, la moglie e la figlia dello studioso, della quale finirà per innammorarsi. Il testo è orchestrato in storie parallele, sicché spesso la medesima circostanza viene riprodotta sul filo conduttore del vissuto di ciascun personaggio. Questo ha la funzione di mantenere vigile l’attenzione, suscitando curiosità ed aspettativa intorno a ciascuna delle storie e mi sembra che l’autore riesca a farlo senza creare alcuna confusione controproducente. Le varie tipologie di spie e sicari vengono rappresentate fantasiosamente, ma in sostanza con l’aspetto di stereotipi, mentre i personaggi che godono della simpatia dell’autore riescono ad acquisire un certo spessore umano. Per concludere l’atteso lieto fine: tutti i buoni sopravvivono ed i ragazzi, naturalmente, coronano il loro sogno. Nell’insieme una lettura rilassante e piacevole.

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