La polemica Renzi Bersani

                                                                                                                      15/04/2013

Non giova in questo momento di grave crisi e delicatissimo passaggio politico per l'Italia, la polemica aperta nel PD fra Matteo Renzi e Pierluigi Bersani.
I toni  si sono andati accendendo  sempre di più nelle ultime settimane e negli ultimi giorni.
Bersani fino a due giorni fa aveva semplicemente taciuto, limitandosi a schermirsi dall'accusa lanciatagli da Renzi in merito alle "telefonate da Roma" che, a dire del sindaco fiorentino, lo avrebbero escluso dalla rosa dei "grandi elettori" per le elezioni presidenziali programmate in questa settimana.
Sabato scorso a Roma, invece, il segretario del PD si è espresso abbastanza duramente nei riguardi dell'avversario interno, tacciandolo di arroganza, pur senza nominarlo direttamente.
Oggi Renzi risponde a sua volta, conservando posizioni più che critiche, esplicitamente antagonistiche:
"Mi spiace che Bersani cerchi l'insulto e l'accusa, per di più tra persone dello stesso partito".

Come è noto Matteo Renzi non è radicato storicamente nell'area politica di sinistra, ma ha iniziato la sua carriera nei partiti di Centro ed è poi divenuto primo cittadino di Firenze nel 2009 candidandosi nella coalizione di centrosinistra: rappresenta in qualche modo l'ala centrista ed in qualche misura "giovanilista" (nel senso  generazionale del termine) del PD.
 Renzi comunque è uscito sconfitto dalla sfida delle primarie interne al partito, battuto da Bersani per la funzione di segretario.
Renzi non è stato presente alla riunione del direttivo PD del 25 marzo scorso, astenendosi dall'apportavi il proprio contributo critico, ma in compenso  ha poi espresso in alcune occasioni pubbliche le proprie perplessità ed il proprio dissenso: l'impressione suggerita da questa linea di condotta è che il sindaco sia molto pessimista sulle possibilità di successo di Bersani e che pertanto, stia in qualche modo cercando di "chiamarsi fuori" e tutelare la propria immagine dalla macchia dell'eventuale fallimento che lui evidentemente prevede pressoché inevitabile.
Renzi dunque sostiene di essere nello stesso partito, ma forse non vuole trovarsi proprio nella stessa barca ...

Al momento, piaccia o no, il PD rimane la prima forza politica nazionale, anche se i numeri per governare non le sono garantiti, grazie anche ad una legge elettorale non a caso soprannominata "Porcellum".

Il porcellum, la legge n. 270 del 21/12/2005, fu  voluta fortemente da Berlusconi, proposta dall'allora ministro delle riforme, Roberto Calderoli, ed approvata poco prima delle elezioni politiche del 2006. 
Considerata inadeguata da tutti, è rimasta però invariata e tutt'ora vigente, malgrado le raccomandazioni di Napolitano  prima  delle dimissioni del governo Monti.

Questi toni polemici non favoriscono alcuna soluzione, ma rischiano di aprire spazio a chi sia interessato alla ulteriore destabilizzazione della già precaria situazione politica non tanto nel PD, ma in Italia.

Commenti

  1. lui filosofo l'altro avvocato figurati quanto bla bla ma idee serie....
    impossibile!dovrebbero capire quello che non conoscono, come fanno, il problema è che li lasciamo dire e li ascoltiamo anche.

    RispondiElimina
  2. lui filosofo l'altro avvocato figurati quanto bla bla ma idee serie....
    impossibile!dovrebbero capire quello che non conoscono, come fanno, il problema è che li lasciamo dire e li ascoltiamo anche.

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