Suicidio e depressione "da crisi"

                                                                                                                                     23/04/2013

Esistono molti studi statistici, psicoanalitici, sociologici etc. sul fenomeno del suicidio: oggi, visti i casi succedutisi negli ultimi mesi di suicidi cosiddetti da crisi economica, voglio richiamare il concetto introdotto da Emile Durkheim nel 1897 di "anomia".
L'anomia, secondo Durkheim , è una forma di isolamento psichico che emerge quando si indeboliscono i legami tra la persona, nella sua essenzialità umana, ed il gruppo sociale di appartenenza, producendo pertanto una progressiva alienazione tra il soggetto e la sua rete di relazioni affettive e sociali.
Tra tutte le varie interpretazioni e letture dell'agito suicida, questa, che vanta oltre un secolo di età, sembra oggi delle più attuali.
I suicidi da crisi, benché come altri "sintomi" legati a difficoltà psichiche, siano ovviamente condizionati anche dalla struttura preesistente di personalità del soggetto, riconoscono, quanto meno come causa scatenante, un fattore esterno legato al disagio vissuto ed al conseguente sentimento di impotenza e nullità individuale.
Il vissuto di impotenza con la frustrazione ed il crollo dell'autostima che ne conseguono ingenerano da una parte rabbia che tende ad esprimersi in agiti di tipo aggressivo e dall'altra depressione dovuta alla grave svalutazione di sé.
I suicidi degli anziani potrebbero essere in qualche misura interpretati come suicidi di tipo "altruistico" nel senso che il  soggetto si percepisce come un peso ed un fastidio per gli altri e per la società cui appartiene.

In realtà l'agito del suicida è di tipo aggressivo, solo che l'aggressività viene autodiretta per la presenza di un conflitto intrapsichico tra  istanze superegoiche e narcisistiche, includendo in questo  ciò che si ritiene di dover essere per la normativa etica interiorizzata e ciò che si desidera di essere per le proprie esigenze narcisistiche, e ciò che invece l'io cosciente  percepisce del sé quale esso si dimostra nella sua oggettivazione sociale.

Ora non c'è dubbio che da un punto di vista delle relazioni affettive, un atto che può gravemente compromettere la conservazione di un equilibrio armonico in un individuo è il subire la  svalutazione dell'abbandono da parte di coloro da cui si dipende affettivamente e/o materialmente: sotto il profilo dell'analisi sociale i suicidi da crisi corrispondono ad un abbandono da parte della cosiddetta società civile di intere categorie di persone nella miseria e nella impotenza: oggi è questo il nostro paese reale.


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