Eutanasia: la scelta di De Duve

                                                                                         07/05/2013

Di ieri la notizia della morte di Christian  De Duve, biologo, premio Nobel nel 1974 per le sue scoperte sulla struttura e sul funzionamento cellulare.
De Duve è morto a 95 anni ed ha chiesto la "buona morte" (eu tanathos, dal greco): per l'aggravarsi della sua malattia che lo costringeva a vivere allettato, subendone la sofferenza e la completa mancanza di autonomia.
L'eutanasia è stata effettuata in Belgio dove è legale dal 2002: è la seconda volta che la legge belga su questa  materia viene utilizzata, nel 2008 infatti, anche lo scrittore Hugo Maurice Julien Claus scelse di morire utilizzando questa pratica.
De Duve si è dichiarato non credente e con questa convinzione ("quando sparirò sarà per sempre, non resterà niente") si è lasciato morire serenamente.

L'eutanasia è da sempre al centro di innumerevoli polemiche di carattere etico e legislativo, per questo è utile oggi cercare di fare un pò di ordine in questa materia.
Eutanasia è la morte senza dolore, la buona morte, vale a dire l'attuazione di quelle pratiche che leniscono il dolore di una persona, destinata comunque a morire.
In effetti possiamo distinguere l'eutanasia cosiddetta "attiva", quando cioè vengono somministrati farmaci o sostanze che causino la morte o abbrevino i tempi di sopravvivenza,  da quella "passiva" semplicemente omissiva, quando cioè non vengono fornite le cure necessarie alla sopravvivenza.

In realtà la somministrazione massiccia di analgesici, necessaria nelle fasi terminali e più dolorose di alcune patologie, può accelerare il decesso (eutanasia attiva indiretta) e benché si tratti di una pratica verosimilmente abbastanza diffusa, di fatto, entro i limiti delle prescrizioni mediche,  non contravviene ad alcuna delle leggi vigenti in Italia, essendo gli analgesici farmaci di elezione nel trattamento del dolore dei malati terminali.
Il rifiuto di trattamenti medici, ancorché indispensabili alla sopravvivenza è anch'esso un diritto riconosciuto dalla nostra legge (art. 32 della Costituzione, 2° comma) e pertanto possiamo affermare che l'eutanasia "passiva" purché corrisponda ad una scelta volontaria della persona interessata, è anch'essa ammessa dalla legge italiana.

Ciò che è legge in Belgio dal 2002 e che invece non è ammesso in Italia è la somministrazione di un veleno mortale, con lo scopo unico e preciso di causare la morte, ovvero di anticiparla, limitando le sofferenze dei malati terminali che ne facciano richiesta.
 Sotto vari aspetti  questa situazione viene considerata da molti una forma di ipocrisia, dato che tutti i farmaci (e soprattutto alcuni analgesici) sono e possono essere usati anche come  veleni, nonché  funzionare come tali a seconda della posologia e delle condizioni generali del malato: ciò che di fatto avviene è che la dolorosa e pesante responsabilità di alcune scelte in momenti drammatici viene interamente scaricata sugli stretti congiunti, senza la protezione di una legislazione adeguata  e senza la dovuta assistenza psicologica e medica ....


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