Cresce la povertà in Italia: sempre in calo la spesa delle famiglie

17/07/2013


Povertà è una parola triste che richiama scenari del dopoguerra, un'idea patetica forse anche spesso abusata in tanti discorsi che riguardano la carità e la beneficenza: in verità a nessuno piace pensarsi povero, piuttosto "in bolletta" ma non povero. "Essere in bolletta" è una formulazione che  suggerisce la transitorietà della condizione  e non rappresenta una connotazione riferita in modo diretto alla persona, ma solo ad una sua situazione particolare. L'essere povero contiene invece nella sua definizione qualcosa di più definitivo e difficilmente modificabile. Ormai è da un pò di tempo che si è tornati a parlare di povertà, senza mezzi termini ed ipocrisie: infatti i poveri tendono a rimanere tali e la povertà interessa strati sempre più estesi di popolazione: gli ultimi dati Istat danno la cifra di 9.563.000 persone in condizioni di povertà relativa in Italia.
Il calcolo viene effettuato in base, non al reddito, ma alla spesa mensile pro capite: di questi nove milioni e mezzo, circa 4.814.000 si trovano invece in condizioni di povertà assoluta, nel senso che hanno difficoltà ad acquistare anche i generi di prima necessità.
I calcoli sono riferiti all'anno 2012 e risultano in aumento rispetto al 2011 di 1,6 punti percentuale per la povertà relativa (dall'11,1 al 12,7) ed oltre 3 punti  percentuale per quella assoluta (dal 5,2 al 6,8): per ciò che riguarda quest'ultima è il dato più elevato dal 2005.
Circa la metà dei poveri assoluti sono residenti nel mezzogiorno d'Italia e la condizione di povertà familiare coinvolge molti nuclei: dal 13 al 20% delle famiglie con uno o due figli minori infatti, versano in condizioni di povertà.




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