2 agosto 1980. Strage alla stazione di Bologna

02/08/2013

Ero una dei tanti studenti universitari fuori sede a Bologna nel 1980. La sessione estiva d'esami era finita già da qualche settimana, ma avevo dovuto trattenermi per completare uno di quei lavoretti trimestrali, che capitava di fare da studenti, per arrotondare un pò. Gli studenti, è risaputo, sono in bolletta cronica o perenne: finivo giusto il 2 agosto ed avevo avvisato a casa che sarei rientrata col treno nel pomeriggio. 
Finivo di lavorare alle 12,30  ma, essendo l'ultimo giorno prima delle vacanze, contavo un pochino sulla complicità delle mie compagne, per vedere di svignarmela magari con un'oretta di anticipo. 
Erano tutte  cordiali, madri di famiglia, con un carattere aperto, spesso un pochino cicciottelle: sono così le emiliane. Fu verso le undici del mattino: venne una nostra amica e disse che era scoppiata una bomba in stazione. Io non capii, non riuscii a figurarmi la reale gravità di quanto era accaduto, forse nessuno sul momento poteva immaginare una cosa come quella. Appena mi liberai andai in stazione decisa a partire: fu solo allora che toccai con mano e mi resi conto della situazione. 
Non era possibile accedere alla stazione: un cordone di polizia lo impediva  e c'era altra gente sul piazzale, si parlava a voce bassa: erano tanti morti, li portavano via col pullman! 
Rimasi a vagare incredula ed intontita, cercavo di chiedere qualche informazione: tutti erano smarriti, disorientati, nessuno sapeva dire nulla. Dopo non so quanto tempo mi decisi a tornare indietro verso la mia pensioncina, la camera d'affitto dove vivevo in città. 
Fu allora che mi ricordai di telefonare a casa: "io sto bene, non ero ancora arrivata in stazione ... per oggi non posso partire".

Morirono 85 persone, oltre 200 rimasero feriti o mutilati, riaprirono ospedali ed ambulatori che erano chiusi per il periodo estivo. La bomba era scoppiata alle 10,25 in una sala d'aspetto di seconda classe, fece crollare l'ala ovest della stazione ed investì il treno Ancona-Chiasso. 
I morti erano troppi, non si sapeva più come trasportarli, così molti furono caricati sull'autobus 37.

Fu una strage fascista, ma anche  una strage di stato: dopo 33 anni ancora non sono stati individuati i mandanti.

Ciò che sappiamo per certo è che sono stati condannati alcuni neofascisti come esecutori materiali (Fioravanti e Mambro) e che i servizi segreti si sono dati parecchio da fare per depistare le indagini (condannati per depistaggio Gelli, Pazienza, Musumeci,  Belmonte, Carminati,  Bongiovanni e Mannucci Benincasa).

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