Contributo teorico pratico alla moderna corrente filosofica nota come la "teoria della vita in vacanza"

07/09/2013



Lo so: tra di voi (sparuti lettori) pochi hanno pianto per la mia assenza e qualcuno avrà (perfino) tirato un respiro di sollievo, ma inutile coltivare illusioni, la vita va così.
Insomma: sono di nuovo qui e pertanto smettetela di lamentarvene, sappiate che non siete gli unici ad esserne rammaricati!
Ma si, certo, cari amici: sono felice di ritrovarvi, solo che è un pò come quando ricomincia la scuola.
Siamo contenti di ritrovare gli amici, ma estremamente seccati dal ripristino della vecchia routine.
Impigriti dalla vacanza ci sembra immane la mole di lavoro che pazientemente (e forse un tantino malignamente, diciamolo!) ha continuato ad accumularsi nell'attesa,  mentre noi tapini, ci sforzavamo di dimenticarlo, spendendo nell'impresa tutto il denaro guadagnato col sudore della fronte durante il duro inverno.
Un autunno, questo che ci aspetta, che oltretutto è costellato da scadenze all'incirca settimanali di tasse e rate varie.
Non è un caso che all'inizio della stagione autunnale statisticamente si registri un picco di suicidi ... non tutti se la sentono, sicché per il buon cuore che mi caratterizza, vorrei provare a dissuadere i disperati dagli eventuali  insani propositi che puntuali giungeranno con le prime piogge.
Dite che nel propormi un tale nobile ed elevato fine dovrei usare un tono più serio?
Allora voi siete a rischio: non avete capito ancora niente!


Lo so, la propria vita è tutto quanto ciascuno di noi come individuo possiede veramente, sebbene solo per un tempo limitato, appunto, diciamo un prestito della natura, per cui in realtà non la si possiede proprio per davvero! Ergo: cos'altro potrebbe essere per davvero?
Insomma inutile prendere troppo sul serio ogni cosa.
La teoria della vita in vacanza, in verità (ammesso che esista qualcosa cui la denominazione suddetta  possa calzare) in verità, dicevo, non è proprio farina del mio sacco, ma si tratta di una interpretazione del cosiddetto senso della vita elaborata da un mio strettissimo congiunto, che a scanso di incidenti postumi, mi asterrò dal nominare.
Sostanzialmente la teoria consiste nel prendersi una pausa: non c'è colpa nel prendersi una pausa di riflessione, si tratta di un diritto sacrosanto. La pausa ovviamente (trattandosi solo di una pausa e non di una vita) non viene definita nei suoi limiti di tempo. 
L'idea di pausa va soprattutto riferita allo stress generato dalla nostra capacità previsionale e progettuale, con le annesse e correlate ansie (Ce la farò? Sarò all'altezza? Come farò? etc, etc).
Insomma la vacanza continua ad oltranza in ossequio a quella legge della fisica per la quale:
Un corpo conserva il suo stato di quiete o di moto rettilineo ed uniforme fino a quando non interviene una forza esterna a modificarne lo stato.
Essere in vacanza è pertanto uno status della mente compatibile anche con molte attività materiali e pratiche, benché il capostipite della teoria abbia praticato a lungo la meditazione nullafacente degli spiriti liberi ...
Capisco che non a tutti sia possibile riprodurre quest'aspetto pratico, in subordine bisognerà accontentarsi di vivere romanticamente l'istante o volgarmente alla giornata ... fate un pò voi secondo i vostri gusti e tendenze culturali e, naturalmente, attenti a scansare le forze esterne!


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