La poesia della fiaba (il volo della strega)

13/10/2013

Io adoro le fiabe: sono uno dei generi di lettura che preferisco in assoluto.
Intendo però proprio la fiaba non la favoletta con la morale, ma la fiaba carica di immagini, intrecci e simbolismi talvolta indecifrabili.
La fiaba un pò somiglia al sogno, un sogno che cresce e si tramanda come mito collettivo, capace di interpretare nel profondo quel substrato emozionale magmatico che è il fluido vitale, come il terreno di coltura di cui l'intera umanità si nutre ed è impregnata fin nelle viscere.
La fiaba un pò somiglia alla poesia, un cifrario che in ciascuno echeggia  con una sua risonanza specifica, senza che questo alteri la sua natura, né la sua universalità ...

Oggi vi dedico una specie  di filastrocca con un ritmo fiabesco: è una metafora che forse racconta qualcosa che mi è appartenuto e che forse non è appartenuto  soltanto a me ...

Il volo della strega

Il giorno che partii
cadde la luna in mare
e il mare la inghiottì, 
ma crebbe in lui la fame
 e  divorò la terra
per molte miglia.

Rigurgiti scomposti,
onde di schiuma
 finché fu tutto
 silenzio e pace:
cessarono i lamenti,
 gli schianti e le preghiere.

Una stella,
nascosta per vergogna,
in alto in alto
 dentro uno sbuffo, 
s’affacciò, tossendo,
 per guardare:
 l’acqua era cheta e piana,
 torbida e nera
ed ella pianse
 per cento anni
 lacrime di ghiaccio.

Gocce purissime,
 piccoli tonfi
che aprivano varchi
 d’un chiaro trasparente.

Alghe e coralli
 sentirono pietà
 e tutti s’affollarono
a curare
 le macerie sommerse,
 devoti al tempio. 

Nessuno
 può dimenticare  ….


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