La Ricerca (che sbaglia) è asservita al marketing?

28/10/2013

Il primo allarme è stato lanciato dall'Economist il 19 Ottobre e subito ripreso dal Corriere: la scienza può sbagliare ... e fin qui non sembra che si stia dicendo un granché di nuovo in verità, ma l'Economist giustamente considera la cosa sotto il profilo economico (appunto) e ci dice che nel 2012 sono stati spesi 59 miliardi di dollari sulla ricerca biomedica da parte dei governi dell'OCSE, circa il doppio rispetto a quanto investito nel 2000. 
A fronte di questa constatazione l'Economist si interroga sulla validità degli studi scientifici che vengono pubblicati:


"L'assunto scientifico fondamentale consiste nella riproducibilità degli esperimenti: gli stessi esperimenti devono portare ai medesimi risultati, chiunque sia a compierli e su questo si fonda la pretesa scientifica di rappresentare verità oggettive. Ora se in una campagna sistematica di riproduzione sperimentale i risultati non vengono confermati o c'è un errore nello studio originale o nella riproduzione dell'esperimento"

Alcuni anni fa gli studiosi di una azienda farmaceutica americana (Agmen) hanno provato a riprodurre 53 studi sul cancro e, pur collaborando strettamente con i ricercatori del gruppo di studio originale in modo da replicare nel miglior modo possibile le condizioni sperimentali in esso utilizzate, sono riusciti a confermare soltanto in sei casi su 53 i risultati del primo studio!
Appena sei mesi prima un'altra azienda farmaceutica tedesca (Florian Prinz e la Bayer Health Care) era riuscita a riprodurre con successo solo un quarto dei risultati di 67 studi!
Queste ricerche di verifica sono state pubblicate rispettivamente su "Nature" e su "Nature Reviews Drug Discovery".

Secondo l'Economist alla base di questi errori ci sarebbero la competizione, l'ambizione e la pressione professionale che porterebbero ad affrettare i risultati più di quanto sarebbe utile ad una ricerca corretta,  inoltre la discutibile competenza nella valutazione dei dati statistici inficerebbe la significatività di molti  risultati ottenuti.
Nel 2005 il dr. Ioannidis, un epidemiologo della Stanford University, ha sostenuto che la maggior parte dei risultati degli studi scientifici sono falsi in quanto non tengono correttamente conto del concetto di "statisticamente significativo" in rapporto a ciò che possono essere falsi positivi e falsi negativi ...

I ricercatori inoltre sarebbero a caccia di risultati "sorprendenti" ed inaspettati per rendere più interessanti i loro studi e facilitarne la pubblicazione. Alcuni studi vengono ritirati e ritrattati per errori tecnici ed il numero delle ritrattazioni si è decuplicato negli ultimi dieci anni!!
Gli studi ritrattati tuttavia costituiscono solo circa lo 0,2% degli articoli pubblicati su riviste accademiche, ma talvolta restano visibili studi  che contengono rilevanti difetti non corretti nelle tecniche di ricerca.

Bohannon, un biologo di Harvard ha messo in atto questo tipo di esperimento ovvero ha inventato un studio sugli effetti di una sostanza derivata dai licheni sulle cellule tumorali, illustrandolo fittiziamente e grossolanamente! Bene lo studio è stato accettato da 157 riviste ...

Non manca l'Economist di una staffilata anche per i revisori degli studi scientifici:

"Ci sono un mucchio di revisori che non provano neanche a controllare ..."

Le modalità di pubblicazione di una ricerca sembrano quindi non incoraggiare tanto il rigore quanto la produttività intesa in senso quantitativo: non viene pubblicata una ricerca di verifica e riproduzione di un risultato raggiunto precedentemente in un altro studio, né vengono pubblicate ricerche con esito negativo (si cercava una correlazione, ma non si è riusciti a stabilirla): questo, secondo l'Economist, sarebbe alla base di una dispersione di risorse economiche nel campo della ricerca biomedica.

Le considerazioni proposte  sono prevalentemente in chiave economica: probabilmente ci si interroga sul cosa fare nell'ottica di una ottimizzazione delle risorse e degli investimenti  nel settore.
In effetti tutte le ricerche che riguardano l'attendibilità degli studi sono state condotte da esperti del medesimo settore, il che, almeno teoricamente lascerebbe sperare bene sulle capacità di autocorrezione della scienza e tuttavia diverse delle considerazioni espresse, in specie quelle relative alla riproducibilità sperimentale, alla ricerca di risultati "sorprendenti" ed alla competitività tra gruppi scientifici sarebbero da tenere nella massima considerazione.


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