La selezione naturale e la selezione artificiale: progresso o regresso?

08/10/2013

Alcuni giorni fa ha sollevato un certo scandalo la notizia del brevetto ottenuto dall'azienda "23andMe" per la selezione delle caratteristiche genetiche di un ipotetico nascituro in un percorso di procreazione assistita con la inseminazione artificiale: "Bambini su misura" titolavano diverse testate con una locuzione che già esprime un esplicito dissenso, evidentemente fondato su convinzioni etiche, rispetto alla possibilità per un genitore di "scegliere" il colore degli occhi,  dei capelli, la statura o ancora altre caratteristiche geneticamente determinate nel figlio desiderato.


La 23andMe è un'azienda privata statunitense con sede in California, che da molti anni si occupa di analisi genetiche, fornendo, a pagamento, esami e mappature del DNA con predizione dei tratti ereditari, ivi inclusi i rischi di malattie genetiche o comunque ad incidenza familiare.
Non sono noti i dettagli della tecnica brevettata, ma è intuibile che la mappatura dei donatori di ovuli e/o sperma può consentire una selezione dei tratti genetici desiderati e/o preferiti.

Inevitabilmente il pensiero corre al concetto di "selezione naturale" scoperto ed elaborato da Darwin: le ricombinazioni genetiche sono casuali in natura ed offrono uno spettro pressoché infinito di possibilità.
Gli assetti genetici sani, robusti e meglio adattabili all'ambiente sono quelli che hanno le migliori probabilità di sopravvivenza e quindi di ulteriore procreazione e riproduzione.

Questa è la selezione naturale: la storia insegna che quando l'uomo si sovrappone alla natura difficilmente riesce a migliorarla: molto più di frequente riesce a rovinarla ...

Una forma di "selezione artificiale" non è (come di solito accade) una cosa cattiva in se stessa: tutto dipende dall'uso che se ne vuole fare. Prevenire un disgenetismo grave, risparmiando ad una donna il trauma psicofisico di un aborto naturale (semplicemente eugenetico nella stragrande maggioranza dei casi) potrebbe essere una buona cosa, viceversa scegliere il colore degli occhi, la statura, il Q.I. o alcune caratteristiche temperamentali (attenzione la natura è in agguato e queste cose c'è da dubitare fortemente che possano essere programmate sul serio) ammesso che fosse possibile, rappresenterebbe un serio rischio per tutta l'umanità!
La maggior parte delle persone infatti sceglierebbero in base a propri criteri estetici e/o (soprattutto) narcisistici e prevalentemente di tipo individualistico: questi criteri molto difficilmente potrebbero rappresentare condizioni o presupposti utili alla migliore evoluzione della specie umana, anzi ...

Non mancherebbero, d'altro canto, le delusioni: il patrimonio genetico di Einstein sarebbe compatibile con un lieve ritardo mentale, magari per un banale insulto o sofferenza del feto durante la gestazione, giusto per fare il più banale degli esempi  ...
Il genitore che ha pagato ... (squallido anche da pensare, in verità) che fa?
Un figlio non è certo restituibile ed in verità neanche acquistabile ...

Un genitore non può scegliere un figlio, così come un figlio non può scegliere un genitore: la natura in questo è stata chiara e l'alterità del figlio è anche uno degli aspetti più importanti che ne salvaguardano la crescita personale e la sua capacità di intraprendere il percorso verso la propria indipendenza  individuale.



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