Paura dello straniero: gli studenti italiani più chiusi dei coetanei europei

03/10/2013

Oggi c'è stato a Torino, nel Centro Congressi della Unione Industriale un  Convegno per la presentazione del quinto Rapporto dell'Osservatorio Nazionale sulla Internazionalizzazione della Scuola e la mobilità studentesca. 
L'osservatorio nasce per valutare la "internazionalità" rilevabile nelle scuole italiane e comprendere quali progressi e/o quali iniziative scolastiche mirino effettivamente alla internazionalizzazione culturale.


I risultati presentati oggi sono relativi ad una indagine statistica condotta in collaborazione con l'Ipsos e mirata allo studio di alcuni aspetti della formazione, educazione e caratteristiche di personalità degli studenti delle medie superiori, da  valutarsi in rapporto alla loro attitudine agli spostamenti al di fuori del proprio territorio nazionale.
Il lavoro è stato svolto attraverso la somministrazione di diversi questionari e sono stati presi in considerazione gli studenti di alcuni paesi europei (Polonia, Francia, Spagna, Germania e Svezia) i cui dati sono poi stati confrontati con quelli degli studenti italiani.
Sono stati ingaggiati nella ricerca 800 studenti delle scuole italiane: la relazione conclusiva "sei personaggi in cerca di .... futuro" tratteggia appunto 6 diverse tipologie caratteriali (determinati, globetrotter, individualisti, demotivati, basici e conservatori) stabilendo anche correlazioni con il clima culturale e familiare all'interno del quale il ragazzo si viene formando, caratteristiche dei rapporti e valori familiari, didattica nelle scuole, specie in relazione all'insegnamento delle lingue straniere ed abitudini di vita.
Il campione è stato selezionato in maniera randomizzata, così da renderlo rappresentativo dell'intera popolazione scolastica italiana, i contatti sono avvenuti via web ed hanno riguardato anche 400 genitori.

Infine risulta che la quota di tradizionalisti (la somma dei demotivati e conservatori) corrisponde al 27% ed è superiore a quella degli intraprendenti (globetrotter e determinati) pari al 25%: questo secondo gruppo viene  considerato la cosiddetta generazione i (internazionale).
Nel mezzo restano i coseddetti individualisti e basici.

Molto gioca in questo la cultura della famiglia italiana portata a non vedere di buon occhio l'allontanamento dei figli, il timore  dei ragazzi nell'affrontare situazioni nuove e la scarsa padronanza delle lingue straniere, che restano prevalentemente una mera materia di insegnamento scolastico: in questo anche le abitudini sociali ed i media hanno le loro responsabilità.
Un aspetto importante che caratterizza gli italiani è la maggiore attitudine ad investire di valore la propria identità sociale, gli affetti e le amicizie, piuttosto che la carriera in se stessa.

Alla resa dei conti, tuttavia, la maggior parte dei nostri giovani (l'89%) sarebbe disposta a spostarsi all'estero per trovare lavoro, ma questa non viene considerata una opportunità di esperienza quanto piuttosto una estrema necessità legata alla difficoltà di trovare lavoro in patria: situazione per la quale anziché di internazionalizzazione sarebbe appropriato parlare di emigrazione ....



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