Tra scienza e cultura scivola il disagio dell'inguaribile: il malato immaginario

19/10/2013

Non voglio scherzare, ma chi sostiene che la malattia del cosiddetto malato immaginario non esiste si sbaglia e non di poco. Ora vi spiego: perché qualcosa esista deve essere reale, giustamente, ma la realtà non soltanto è quella degli oggetti concreti del mondo esterno (cui per inciso appartiene anche il nostro corpo) la realtà è anche quella dei vissuti interiori!
Se io soffro, chi mai potrà negare la realtà del mio dolore?
Insomma al di là delle facili ironie il malato immaginario è malato: dobbiamo riconoscerlo.
Tutti sappiamo cos'è un malato immaginario: chi non ha mai visto o letto la godibilissima commedia di Moliere o guardato uno dei  tanti lavori cinematografici ispirati a questo eterno tema di comicità?

La realtà è ben più dura: nel mondo reale gli ipocondriaci intasano gli ambulatori medici e rappresentano un costo rilevante per i Servizi Sanitari Nazionali nel mondo occidentale. 
Si tratta del 10-20% dei pazienti!


Alcuni studiosi hanno quindi elaborato e pubblicato di recente sulla rivista scientifica The Lancet i risultati di un lavoro condotto con la terapia cognitivo comportamentale su gruppi di pazienti con un eccessivo livello di ansia riferito alle proprie condizioni di salute.
Si tratta di  ricercatori  londinesi facenti capo a Peter Tyrer, i quali hanno svolto uno studio su di un esteso campione di pazienti di età compresa tra i 16 ed i 75 anni, tutti  con una apprensione  patologica relativa al proprio stato di salute e con focalizzazioni su disturbi cardiaci, endocrini, gastrointestinali e respiratori.
 Il campione è stato selezionato con un sistema di randomizzazione in modo da renderlo rappresentativo, sicché di 28.991 pazienti sottoposti a screening ne sono stati selezionati 444 per partecipare allo studio: questi sono stati divisi in due gruppi. Il primo gruppo composto da 219 partecipanti è stato trattato con la tecnica cognitivo comportamentale ed il secondo gruppo di 225 persone invece, con tipi di trattamento più tradizionali ed aspecifici.
Dopo un anno  il miglioramento e la risoluzione dei disturbi ipocondriaci nei pazienti trattati con tecnica cognitivo comportamentale risultava essere il doppio di quanto ottenuto nei pazienti seguiti con tecniche tradizionali. I miglioramenti raggiunti si confermavano anche ad un ulteriore controllo dopo due anni.

Quello che viene considerato rilevante è che il ciclo di trattamento cui i pazienti sono stati sottoposti si componeva di un limitato numero di sedute (da 5 a 10) e la tecnica poteva essere applicata ai pazienti anche da personale privo di una specifica specializzazione, solo dopo un breve periodo di addestramento, sicché si tratterebbe di una soluzione a costo zero ...


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