La polemica per il cimitero dei "non nati"

11/11/2013

Leggo sull'Huffington post della polemica che infuria tra l'assessore alla cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, e vari altri esponenti della politica e del clero in merito alla questione del cimitero dei "non nati".
Strano, questa locuzione, non nato, mi ricorda del bellissimo libro di Oriana Fallaci: "lettera ad un bambino mai nato".
Un romanzo che a suo tempo ho letto con passione ed ho trovato terribilmente  avvincente.

Sintetizzo i termini della questione, se a qualcuno fosse sfuggita. Renzi (il sindaco PD di Firenze) ha approvato la scorsa settimana  una delibera che riguarda la costruzione di un cimiterino per i feti abortiti prima di vedere la luce. La sepoltura avverrebbe a richiesta dei genitori (mancati).
La Ravera  scrive sull'argomento un post sul suo blog, affermando che si tratta di una questione politica, piuttosto che umana e che si vuole portare il solito attacco alla legge 194.

Insorgono le destre ed il clero contro l'assessore: le viene contestata la definizione di "grumo" utilizzata per connotare il prodotto abortivo (credete che prodotto abortivo sia più bello?) e si giunge a chiederne, anzi a reclamarne le dimissioni dal suo ruolo politico.

Non ho parlato per caso della Lettera ad un bambino mai nato della Fallaci: quella è la descrizione di un vissuto intenso di concepimento mentale, con tutte le sue contraddizioni, le sue speranze e le sue angosce: la storia di una donna che infine non riesce a diventare madre ... la perdita,  il  lutto, l'autosvalutazione, la delusione ...
Una storia tutta al femminile intima ed urlata al tempo stesso.
A moltissime donne è accaduto di perdere almeno una gravidanza: non so a quante gioverebbe avere la tomba del loro piccolo non nato, ma ad essere del tutto sincera temo che una cosa del genere renderebbe più faticosa l'elaborazione del lutto per la perdita.
Malgrado la stragrande maggioranza degli aborti spontanei sia di natura eugenetica infatti, le donne si sentono come se non fossero riuscite ad accogliere adeguatamente il loro piccolo nel grembo, insomma non capaci e colpevoli in qualche modo.
Si tratta di un vissuto irrazionale, ma la realtà spesso lo è ...
Il concepimento avviene nella donna, nel suo corpo e nella sua mente: per dirlo in una parola sola, nella donna ripeto. Perdere una gravidanza è come rinunciare ad un sentimento d'amore, un desiderio fantasticato che occupava lo spazio delle idee e delle emozioni, come vedersi fisicamente amputare una parte del corpo, del proprio corpo, qualcosa che ci si aspettava potesse rimanere ancorato a sé e crescere, ma che invece scivola via come un grumo di sangue nel mestruo.
Per la verità capisco come mai in una mente femminile, l'associazione sia quella del grumo di sangue, ma mi chiedo: perché considerarla una bestemmia? 
Cosa ci si trova da disprezzare nel sangue di una donna?
Che piaccia o meno, nell'ordine della realtà il prodotto abortivo è appunto questo: un pezzo della carne ed un grumo del sangue di una donna  e se a qualcuno sembra una bestemmia perché ritiene che la carne ed il sangue delle donne siano spazzatura degna di disprezzo ... evidentemente non c'è davvero altro da dire!

Con buona pace del clero e dei politici di destra: se non la smettiamo di disprezzare il corpo delle donne e la loro vita, difficilmente potremo combattere con successo il substrato culturale che è alla base di fenomeni come il femminicidio e l'abuso ... ammesso che lo si voglia, ammesso che una donna meriti considerazione anche per intero e non solo a pezzi ...

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