Maltrattamenti nell'infanzia: fattore di rischio per disturbi d'ansia e depressione in adolescenza

21/11/2013

Viene considerato da sempre un luogo comune  che una infanzia infelice rappresenti un precedente capace  di condizionare l'equilibrio psichico e la struttura di personalità degli individui.
In questa diffusa opinione ha inciso molto la cultura psicoanalitica, che fa risalire la causa delle nevrosi alla persistenza  di conflitti e traumi non risolti e non superati vissuti appunto nella età infantile.
Oggi una ricerca neurobiologica svolta presso la Wisconsin University  da Ryan J. Herrigaa, Marilyn J. Essexa et al.  e  pubblicata  il 19 Novembre di quest'anno sulla rivista PNAS, sembra confermare pienamente il postulato psicoanalitico. 

I ricercatori partono dall'assunto che i maltrattamenti subiti nella età infantile rappresentino un importante fattore di rischio per la interiorizzazione   di meccanismi psichici alterati che sarebbero alla base di alcuni disturbi e specificamente dell'ansia e della depressione.
I circuiti cerebrali correlati alla reazione di paura e le loro modificazioni appaiono candidati ad essere ritenuti responsabili anche dei disordini psichici di tipo ansioso e depressivo.
 Lo studio, documentato con immagini neuroradiologiche e condotto longitudinalmente su 64 adolescenti, dimostra che la storia di maltrattamento nell'infanzia comporta una minore connettività tra regioni prefrontali ed ippocampo sia nei maschi che nelle femmine ed inoltre solo nelle femmine una minore connettività tra zone prefrontali ed amigdala: questo tipo di connettività alterata favorirebbe la cronicizzazione dei sintomi psichici.
Si tratta in effetti delle connessioni funzionali tra quelle che vengono considerate nel cervello le sedi del pensiero e della coscienza (corteccia prefrontale) e quelle più antiche legate alla espressività emozionale (ippocampo, talamo, circonvoluzione callosa).
La ricerca in conclusione dimostra l'importanza delle connessioni fra corteccia frontale ed ippocampo in entrambi i sessi per la strutturazione dei sintomi conseguenti al maltrattamento.
L'effetto aggiuntivo sulla connessione fra corteccia frontale ed amigdala nel sesso femminile potrebbe spiegare la maggiore vulnerabilità del sesso femminile ai sintomi di ansia e depressione.

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