60 anni Rai: la benedizione del papa e la coscienza dei media

La Rai ha compiuto 60 anni questo gennaio:  per l'occasione il papa ne ha ricevuto i dipendenti al Vaticano  e, da buon pastore ha rivolto loro una predica, meglio diciamo ha fornito alcune indicazioni etiche sul fare informazione e formazione.
Rai news ha trasmesso in diretta le parole del pontefice, la cui attenzione sembrava soprattutto rivolta appunto agli aspetti educativi e formativi della informazione in rapporto alle modalità con cui essa viene trasmessa.

Papa Francesco raccomanda di essere esempio di verità e di bontà, di rispettare le persone e di non cadere mai della disinformazione, nella diffamazione e nella calunnia.
Esiste per chi gestisce la comunicazione di massa una enorme responsabilità, perché quella è  l'informazione che entra nelle case di tutti, condizionando la opinione pubblica, la concezione della vita ed i modi di fare della gente: a fronte di un compito così delicato bisogna essere in grado di tenere coscienze attente e non superficiali in modo da conservare elevata la qualità etica della comunicazione in un servizio che è pubblico e non può rinunciare quindi a queste sue qualità e prerogative.



Commenti

  1. "Papa Francesco raccomanda di essere esempio di verità e di bontà, di rispettare le persone e di non cadere mai della disinformazione, nella diffamazione e nella calunnia". Per la diffamazione e la calunnia c'è già il codice penale, piuttosto sottolineerei che l' informazione veritiera e coraggiosa spesso viene bollata come "disinformazione" (perché scomoda).

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  2. Ciao Gromo,
    Non sempre è così ... l'informazione ha le sue regole, come la televisione deve fare audience, l'articolo deve fare accessi ed a volte vengono esaltati alcuni aspetti di una notizia in considerazione di ciò che maggiormente può incuriosire e catturare l'interesse dei potenziali lettori: entro certi limiti questo può essere corretto nella misura in cui esprime anche uno specifico punto di prospettiva che valorizza e dà peso ad alcune parti della realtà, ma per stare in un teorema che incontri il favore del pubblico (o dell'editore e finanziatore) taluni sono portati a volte ad ingigantire alcuni aspetti (conferendogli più importanza di quanta ne dovrebbero ragionevolmente avere) ed a minimizzarne, se non addirittura tacerne alcuni altri ... e questa è distorsione della realtà. La verità quando la si vuol dire bisognerebbe saperla dire intera ... ragion per cui volendo coltivare il proprio senso critico, è sempre bene documentarsi da diverse fonti (comprese quelle che ci puzzano).
    A parte questo, l'informazione sui fatti è cosa diversa dalla valutazione degli stessi e chi fa informazione su larga scala dovrebbe rispettare l'intelligenza del prossimo e permettergli di crearsi una propria opinione, piuttosto che proporne una preconfezionata e nascosta tra le righe della cronaca: se io esprimo una opinione (legittima) deve essere chiaro che si tratta della mia opinione, non della verità rivelata. Credimi: non tutti lo capiscono o se lo capiscono, allora vuol dire che ...
    Al di là di questo c'è il fatto che anche la diffusione inappropriata di determinate informazioni su di una persona può nuocere all'immagine della stessa: immagina che qualcuno concentri la propria attenzione sulle funzioni fisiologiche di mister x e ne diffonda informazioni in rete, ora, malgrado mister x non faccia nulla di diverso da chiunque altro (o forse si ..) questo genere di informazione così diffusa lo renderà oggetto di frizzi e lazzi popolari ... Insomma non sempre vengono rispettate privacy e riservatezza ...
    Il vero coraggio della informazione non sta nell'accusare ed additare, presumendo di essere nel giusto, ma sta nel rispettare la mente altrui e nel fornire notizie in forme tali da consentire a che legge di formarsi la propria idea ... ed occorre del coraggio per porsi su di un piano di parità, quando si parla da una cattedra mediatica .... ti pare?? ;-)

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