Occultamento di cadavere

Si distese di schiena al buio sul piumone ancora  freddo, ma soffice, adagiato sul letto.
Gli occhi sbarrati ed un tintinnio nelle orecchie: nessuno spazio di pensiero, ma solo le sensazioni confuse che incessantemente continuavano a sovrapporsi le une alle altre, affastellandosi prima ancora che gli fosse possibile individuarne distintamente i contorni, sicché   lo sovrastavano tutte insieme, come una massa informe che si andava trasformando rapidamente in un movimento sempre più esteso ed invasivo.
Per alcuni istanti temette di esserne soffocato, poi come  un baleno tagliente si sentì attraversare da un pensiero: il ritmo delle immagini  si fermò per qualche momento e quindi riprese con lentezza. Comparivano e cadevano in un vuoto lucido, nitido, disperante ...

 Non gli sembrava possibile credere a quanto fedelmente gli riproduceva la memoria, ma era successo: si, ormai era successo. Ora doveva  pensare a come uscirne: decise di non rispondere al telefono, prima o poi avrebbe smesso di squillare, ma il trillo insistente gli generò una specie di allarme, gli metteva fretta e gli insinuava  paura. Qualcuno sarebbe arrivato, qualcuno forse aveva sentito qualcosa: doveva riuscire a mettersi in piedi.
Si guardò le mani ed erano pulite, ma bisognava lavarle comunque, pensò.
Si mise prima seduto ed avvertì solo per pochi secondi una leggera vertigine, poi si diresse nel bagno guardando rigidamente solo in avanti: insaponò e spazzolò a lungo sotto le unghie, non si sa mai.
Si guardò allo specchio: non aveva proprio una cattiva cera, si ricordava momenti peggiori,  sciacquò il viso e si ripettinò, tirò un respiro lungo e si diresse in cucina.
C'erano ancora in terra i cocci  delle due tazzine cadute, ma niente altro in disordine: in fondo tutto era durato pochi minuti e lei aveva ceduto quasi subito. Il corpo giaceva riverso sulla sedia, gli occhi ancora sbarrati, il volto atteggiato in una smorfia scomposta e  quella traccia violacea intorno alla gola: si guardò ancora le mani.
Le sue mani erano pulite ed odoravano di sapone, lei era morta.
Era stata minuta, silenziosa, invisibile quasi, da viva, ma ora sembrava occupare da sola tutta la stanza ed anche l'intera casa. Doveva ripulire i cocci: nessun altro lo avrebbe fatto ora, ma non riusciva a rendersi conto di quanto tempo fosse passato. Sapeva che i morti si irrigidiscono e lui doveva pensare a come spostarla prima che questo avvenisse: si decise a toccare un braccio che pendeva oltre lo schienale della sedia, era completamente abbandonato ed ancora caldo.
Pulì in fretta il pavimento ed andò a cercare una valigia:  trovò un vecchio trolley sembrava comodo ed abbastanza grande. Cercò anche una grossa busta di plastica nera di quelle che si usano per l'immondizia e la posizionò a terra nella cucina, quindi si avvicinò a lei e la prese in braccio: fu una sensazione che lo sorprese, i cadaveri pesano di più delle persone vive, gli era sempre sembrata un fuscello, non fu facile piegarla in tutte le giunture per infilarla nella plastica, dovette usare del nastro adesivo per fermarla in una posizione fetale, ma infine ci riuscì, chiuse il sacco e lo infilò nella valigia, fermò con le cinture e dovette forzare un pochino per chiudere. "Ma si, in fondo era veramente piccola" questo pensiero si formulò da solo nella sua mente come una voce proveniente da un luogo diverso, ma si sentì soddisfatto del suo lavoro.
Notò qualcosa di umido sul pavimento e decise di lavare per bene prima di uscire di casa.
Il lavoro lo rilassò: era tutto in ordine, come se nulla fosse accaduto, infatti la sua sensazione era appunto quella: l'albero che cade non fa rumore se nessuno lo sente ...
Restava solo la valigia blu, ben gonfia vicino alla porta, da smaltire.
Abitava in un villino di periferia e poteva scendere in garage senza bisogno di uscire all'aperto, portò via il trolley e lo infilò nel bagagliaio dell'auto. Guardò l'orologio: erano le cinque e mezza del mattino e mancavano ancora circa due ore all'orario della sua uscita abituale, se ne sentì spazientito, ma sarebbe stato imprudente uscire così presto: qualcuno avrebbe potuto notarlo. Chiuse bene il portabagagli e tornò in casa.
Aveva decisamente bisogno di un caffè. Nell'appartamento si guardò intorno: tutto era in ordine, mise su il suo caffè e nell'attesa fece un giro nelle camere, raccolse un pò di biancheria e qualche oggetto personale della donna, gli sembrò strano non averci pensato prima.  Loro non avevano mai vissuto insieme,ma si vedevano abbastanza spesso e lui si rese conto di tutte quelle piccole dimenticanze di lei,mai notate prima: alla fine decise di procedere ad una ispezione sistematica, aprì i cassetti ed i mobiletti del bagno ed intanto andava raccogliendo le cose in un sacchetto, di quelli della spesa, sono i più pratici.
Sentì borbottare la caffettiera e si precipitò a spegnere il fuoco.
Bevve il caffè ed  accese una sigaretta, si era messo seduto al tavolo ed  aveva con sé il sacchetto degli effetti personali femminili, diede un'occhiata al contenuto e sorrise: che stupide sono le donne a complicarsi la vita con tante inutili cianfrusaglie e c'erano cose piccole, di quelle che s'infilano sotto un mobile o nelle lenzuola, senza che uno riesca a ritrovarle. Gli dava pensiero un orecchino spaiato rinvenuto sulla mensola del bagno, si mise a cercare l'altro con pervicacia, ma non ci fu nulla da fare, forse era finito nello scarico del lavandino, forse lei l'aveva lasciato lì proprio perché non era riuscita a trovare l'altro ... che roba!
Una sciocchezza del genere e non l'avrebbe mai scoperto! Mancava un quarto alle sette, decise di lasciar perdere e rinfrancarsi con una doccia. Era proprio quello che ci voleva: lo rilassò, aveva tempo per pensare ai dettagli, la donna delle pulizie non sarebbe passata che tra due giorni.
Si asciugò, si rivestì prese quello che era rimasto del caffè ormai raffreddato, posò la tazzina sporca sul tavolo: notò che ce n'era solo una, la sua, gli venne da sorridere, si rivestì ed uscì finalmente.
"Speriamo che la polizia non sia a caccia di delinquenti questa mattina" ma nessuno lo fermò, giunse in ufficio puntuale, come di solito e la sua giornata lavorativa trascorse senza particolari novità, né intoppi.
L'auto era parcheggiata nell'apposito spazio aziendale riservato ai dipendenti ed al momento di andare via decise di attuare il piano elaborato in mattinata, tra una pratica e l'altra,per liberarsi della valigia: doveva portarla il più lontano possibile ed in un luogo dove nessuno  mai avrebbe potuto cercarla.
Fermò l'auto in un parcheggio vicino alla stazione, prese il suo trolley e si avviò deciso alla biglietteria: c'erano lunghe code, qualche barbone sulle panchine e qualche sbandato con lo zaino in spalla che vagabondava lì intorno. Lui si mise educatamente in  fila per acquistare il biglietto, aveva in programma di arrivare in una città vicina, dove  conosceva una discarica non controllata e dove non gli sarebbe stato difficile abbandonare la sua valigia: in passato ne aveva approfittato per liberarsi di vecchie attrezzature e rifiuti del giardino.
Aveva tirato a lucido i manici della valigia e perfino indossato i suoi guanti: se pure l'avessero trovata, difficilmente si sarebbe potuti risalire a lui. Giunse finalmente il suo turno: chiese il suo biglietto e tirò fuori il portafogli, pagò, conservò il biglietto e si girò per recarsi sul binario, ma ... non vedeva la sua valigia!
Incredibile: il suo trolley era sparito! Si guardò intorno ed impiegò qualche istante per riprendersi dallo stordimento e realizzare cosa era successo.
Infine capì che gli era stata rubata, guardò in cagnesco tutti i barboni e gli sballati della stazione: "Maledetti ladri!" e ora? Pensava febbrilmente al da farsi, certo non avrebbe potuto denunciare il furto, ma ... doveva sparire subito, prima che qualcuno potesse ricordare la sua faccia: in fondo la valigia non era più un suo problema ....

Commenti

  1. Un bel racconto, ed un finale decisamente imprevedibile.
    Complimenti Clara. :-)

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  2. Grazie!! Davvero! Tu mi incoraggi: devo confidarti che non mi sono mai cimentata in un romanzo perché .... la costanza di intenti non è proprio il mio punto di forza: sono un'inguaribile pigrona!! :-D
    Ciao Illusione ...

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  3. Mi hai fatto sorridere in questo dramma-comico. Ho adorato il passaggio: "l'albero che cade non fa rumore se nessuno lo sente.." e la conclusione .."in fondo la valigia non era più un suo problema ….". Un bel ritmo, non c'è che dire.

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