Bullismo: cosa succede alle vittime

Oggi torno su di una tematica già trattata in altre occasioni: un problema che troppo a lungo in passato è stato sottovalutato, ignorato o completamente scotomizzato dalle principali agenzie educative della nostra società, vale a dire la famiglia e la scuola.
I fenomeni di bullismo rappresentano una forma di abuso, che  include sempre il maltrattamento psicologico, implica di solito quello fisico ed in alcuni casi perfino quello sessuale: i comportamenti problematici vengono agiti da coetanei sulla vittima,  solitamente nell'ambito di un gruppo, rispetto al quale contengono pertanto significati e valenze, che si riverberano all'interno della struttura e delle dinamiche di  relazione operanti nel gruppo stesso. Il bullo normalmente è un ragazzo/a problematico che tenta di guadagnarsi il rispetto e conquistare la leadership del gruppo attraverso "esibizioni muscolari" vale a dire dimostrazioni di forza ai danni dei soggetti più deboli e/o emarginati.
La vittima di bullismo può essere qualcuno poco socievole e perciò privo di alleanze e supporto di amici, oppure un soggetto considerato "diverso" per condizione sociale, religione, ma anche aspetto e prestanza fisica, etc.

Il bullo, nel dimostrarsi forte contro la vittima designata, ottiene  un effetto di "intimidazione" sul gruppo, che sarà portato a temerlo ed a farselo alleato, anche imitandone i comportamenti per allontanare da sé il pericolo di potersi sentire o trovare nella stessa condizione della vittima, percependo anzi quest'ultima come altro, ovvero qualcosa del tutto diverso ed estraneo da sé. Il meccanismo sotteso alle violenze di gruppo solitamente è questo ed è per questo che talvolta vengono toccati livelli di cinismo e spietatezza difficili da comprendere ed accettare, specie pensando che spesso si tratta di bambini, ragazzi o adolescenti: un genere di persone cui per nostra struttura mentale rimane difficile attribuire crudeltà.

Ciò che effettivamente è in gioco è la costruzione di una propria identità individuale attraverso il ruolo che si riesce a rivestire all'interno del gruppo dei pari ovvero l'immagine che di quella persona si formano gli altri ed è pertanto in gioco anche l'introiezione di una immagine di sé da raffrontare ad una propria scala di valori e rispetto alla quale  valutare se stessi più o meno degni di stima.
Non è difficile quindi comprendere che l'immagine di sé che la vittima di bullismo riuscirà a costruirsi e ad introiettare risulterà alterata e falsata dagli insulti e dal disprezzo subito.
In altre parole se il bullo è un giovane che vive una condizione di malessere, i suoi agiti saranno tali da trasmettere e "scaricare" questo malessere su altre persone.

Da un recente studio, pubblicato su Pediatrics emergono alcuni dati quantitativi relativi al malessere psichico prodotto dall'aver subito atti di bullismo: gli autori (Laura Bogart, Marc Elliott et al.) hanno realizzato una valutazione longitudinale sulla salute mentale dei soggetti che hanno subito e/o subiscono atti di bullismo, a partire dalla scuola elementare fino alle superiori.
Sono stati analizzati i dati di 4.297 bambini di tre diverse città ed in tre diversi momenti della crescita (al quinto, settimo e decimo anno di studi) le valutazioni sono state fondate su dati emersi da interviste standardizzate somministrate  al gruppo in esame e sono stati confrontati i dati relativi alla incidenza di malessere  psichico di quattro gruppi, così divisi:
- nessuna esperienza di bullismo
- bullismo subito solo nel passato
- bullismo subito  solo nel presente
- bullismo subito sia nel passato che nel presente

Ciò che risulta è che il 44,6% dei minori con esperienze sia passate che presenti di bullismo erano al decile più basso della salute psicosociale, seguivano il 30,7% di quelli con esperienze presenti di bullismo, il 12,1% di quelli con esperienze solo passate di bullismo ed infine il 6,5% per coloro che non avevano mai subito atti di bullismo. Gli autori concludono che l'essere vittima di bullismo è una condizione associata con la peggiore salute mentale.
A questo punto bisogna solo osservare che gli autori non individuano un rapporto lineare di causa-effetto, ma soltanto una associazione delle due condizioni: è intuitivo infatti che i bambini meglio strutturati e dotati di migliori risorse possano essere capaci di elaborare meccanismi di difesa efficaci per tutelarsi dagli atti di bullismo, ma è ugualmente evidente che la violenza del bullismo va a costituire un fattore di stress intenso destinato a scardinare invece  quelle strutture già di per sé più fragili peggiorando ulteriormente le situazioni di malessere emotivo e psichico  preesistente.



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