Storia generale della disobbedienza


Oggi non si parla quasi più di disobbedienza, il termine viene considerato obsoleto, si preferisce di solito al giorno d'oggi parlare di rispetto delle regole ovvero di legalità o ancora di adattamento sociale, al limite di conformismo ed anticonformismo: diciamo la verità, la parola obbedienza ormai non la usa nessuno. I genitori se si lamentano di un piccolo giamburrasca, piuttosto che dire: "non obbedisce" dicono: "non ascolta", benché le due cose abbiano  significati profondamente diversi ...
Per questi motivi quando sento pronunciare la parola disobbedienza le prime cose che mi vengono in mente sono ricordi antichi: la fiaba di cappuccetto rosso, poi l'aforisma di mia nonna (robe credo di fine ottocento) che recitava: "meglio ubbidire che santificare" ed infine la strana storia del turbante.

Allora su cappuccetto rosso ho avuto già modo di esprimermi in questo blog per tutte quelle che sono le sue varie valenze, sfaccettature ed i suoi significati metaforici, quanto a mia nonna, non so, probabilmente ai suoi tempi l'obbedienza e la sottomissione venivano considerate virtù cardinali, specie in una donna.
Riguardo alla storia del turbante invece, quella è una riflessione personale riferita ad un episodio occorsomi ai tempi delle mie sudate carte (sudate carte è in corsivo perché la locuzione è leopardiana e plagiare Leopardi sarebbe da stupidi visto che tutti lo conoscono: la parentesi invece serve ad illumunare l'eventuale ignoranza, se mai per qualcuno fosse necessario, non si sa mai).
Dico: c'è stato un tempo in cui si spendeva tutto il tempo libero a studiare, conoscere ed apprendere, con frequentissime partecipazioni a seminari, convegni ed aggiornamenti di ogni tipo.
All'epoca non si faceva ancora tutto on line come ora ...
In quel tempo antico se qualcuno ti faceva lezione tu potevi guardarlo in faccia, ma anche a figura intera quando non veniva utilizzata la cattedra ed ascoltare il suono reale della sua voce, compresi i vizi, gli intercalari e talvolta le goccioline di flugge per le quali, se necessario, si arretrava agli ultimi banchi .... tempi gloriosi, praticamente prima che incatenassero Prometeo, così mi sembra, ma dopo tanti anni, la memoria potrebbe giocare brutti scherzi.
Bene un giorno  una docente si presentò a far lezione col turbante in testa: era un gruppo di lavoro, un seminario diciamo, per dare un'idea della situazione e pertanto non eravamo in molti, insomma un piccolo gruppo di allievi eletti, forse una quindicina.
Nessuno credo fece caso all'abbigliamento della docente, non perché non l'avessimo visto, ma perché anche prima che Prometeo venisse incatenato, la nostra città era già cosmpolita e poi ognuno si vestiva come voleva: dunque un nulla di fatto. Il problema nacque quando la docente, forte della asimmetria che esiste nella relazione tra insegnante ed allievi, domandò:
"Qualcuno ha problemi per il mio turbante?"
Lo so sembra una domanda banale ed anche gentile, se vogliamo, ma non è così: ragionando secondo logica (un vizio che non posso perdere) io mi chiedevo fra me e me: "Perché il suo turbante dovrebbe essere un mio problema? Posto che il turbante sia un problema, mica sono io quella che lo ha messo, lo ha messo lei, dunque, nel caso fosse un problema, sarebbe il suo problema, non certo  il mio!".
Naturalmente la domanda fu seguita da un coro di negazioni: nessuno aveva problemi col suo turbante! Ma lei stentava a crederci e continuò a girarci attorno per superare le nostre resistenze a riconoscere il "nostro" problema .... venimmo a sapere che la docente studiava filosofia orientale ed io sempre tra me e me pensavo: "e va bene, saranno pure affari suoi, visto che la cosa non c'entra nulla con l'argomento della lezione" insomma nel mentre si confrontava con quelli tra noi più loquaci (ed in via del tutto eccezionale io non mi annoveravo tra questi) ad un certo punto dichiarò: "noi dobbiamo imparare l'obbedienza" il che sarà stato pure coerente con le sue filosofie orientali, ma io sempre fra me e me pensavo: "Cara lei se avessi voluto studiare l'obbedienza, sarei andata in ritiro in un convento, mica avrei frequentato un corso di psicoequalcosa che dovresti fare tu!".
Per tagliar corto, io smisi di frequentare quel corso, ma non perché nutra antipatia per i turbanti, dovete credermi sulla parola, potrei ricevere milioni di turbanti in casa mia senza alcun turbamento, ma nutro scarsa simpatia per la mistificazione e l'abuso di potere.
Quanto all'obbedienza, non ne parliamo proprio: dopo questa esperienza ed, avendo anche vagliato i significati storici e sessisti dell'aforisma della nonna, mi sono condannata alla disubbidienza a vita, anche perché la disubbidienza civile sembra che non sia reato, salvo eccezioni.
Pare di avere sentito di recente che un deputato SEL tal Daniele Farina, ha fumato una canna a Montecitorio, beninteso nella zona fumatori: quella è disobbedienza, chissà se l'hanno arrestato ....
Poi ora si è messo pure Grillo a disobbedire, proprio lui che viaggia col guru ed il turbante sottobraccio (metaforicamente parlando, s'intende) ma per equità ha disobbedito una volta per i forconi (anzi lì ha proprio istigato alla disobbedienza) ed una volta per i no Tav (passando in zona vietata e chiusa) sperando di metterli d'accordo o di guadagnarne i voti?
Ai posteri l'ardua sentenza (e questo è Manzoni, sempre a beneficio dei nostri studenti che non si sa più cosa riescano ad imparare a scuola).

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