22 Aprile: giornata mondiale della terra

La terra appartiene ad ogni creatura che nasce e vive di essa, sopra o sotto la superficie delle acque, del terreno e delle rocce: questo la civiltà umana con le sue guerre contro la natura e contro i propri simili nel continuo tentativo di accaparrarsi risorse e ricchezza lo ha dimenticato troppo a lungo.
Dagli albori della civiltà esiste la proprietà privata e pochi di noi conoscono l'ebbrezza di quella sensazione probabilmente vissuta dai primi nomadi ed esploratori: "è mio tutto ciò che lo sguardo abbraccia!".
Negli arcipelaghi della Grecia esistono forse ancora oggi isolotti completamente deserti, poco più di scogli in mezzo al mare, ma ricchi di vegetazione e quindi probabilmente provvisti di una qualche sorgente di acqua dolce.

Se in un incantevole giorno d'estate voi raggiungete con una barchetta uno di questi isolotti, il vostro primo desiderio sarà quello di correre in cima al promontorio più alto per vedere l'altra sponda dell'isola, quella magari fatta di rocce scoscese ed a picco sul mare, dove l'onda azzurra si infrange gorgogliando in pozzette di schiuma bianca e se siete arrivati di corsa a piedi nudi in cima al pendio, allora lo stupore, la gioia,  la scoperta, il timore dello strapiombo e la sensazione di padroneggiare la natura che vi circonda saranno tutti mescolati dentro e fuori di voi in qualcosa per cui il linguaggio umano non ha ancora inventato parole capaci di descriverlo.

Oggi è the Earth Day 2014, una ricorrenza istituita nel 1971 con la ufficializzazione della partecipazione delle Nazioni Unite  alla celebrazione fissata circa un mese dopo l'equinozio di primavera, il 22 aprile: oggi.
All'epoca infatti erano già molto evidenti gli irrimediabili danni all'ambiente prodotti dalla nostra civiltà e la necessità di sensibilizzare l'opinione pubblica , le istituzioni e la politica sui temi ambientali.
Ad oggi non sono tanti i passi avanti fatti nella direzione di uno sviluppo sostenibile: persistono i problemi di smaltimento di rifiuti (ivi compresi quelli tossici) e sono peggiorati i problemi di inquinamento dell'acqua e dell'aria. Anche  l'aria ormai non è più da tempo un bene pubblico, resa dannosa dalle polveri,  dagli scarichi industriali e dai vari prodotti di combustione: la cultura orientata all'appropriazione personale ed all'accaparramento di risorse, simbolizzate dal denaro, distrugge lentamente, ma inesorabilmente l'ambiente che accoglie nutre tutta tutta l'umanità, come le cellule impazzite del cancro (che non a caso è la malattia del nostro secolo) distruggono l'organismo nel quale pretendono di espandersi oltre misura privandolo degli equilibri necessari alla sua vita. La natura, attraverso il nostro stesso corpo, ci invia un messaggio in metafora, ma ancora pochi riescono a decifrarlo ...

Commenti

  1. Tu pensi che vuoi leggere
    apri il giornale?
    Tu vedi che il Mondo
    si sente sempre male!

    Stanco, mezzo acciaccato
    da guerre e carestie,
    su di un letto buttato
    sta pieno di malattie.

    Medici da tutte le parti
    gli anni interi studiano
    insieme a due scienziati
    tedesco e americano.

    Ma non sono mai d'accordo
    e il povero malato
    non guarisce mai...
    ... 'o guaio l'ha passato!

    :-)

    RispondiElimina
  2. Tu pensi che vuoi leggere
    apri il giornale?
    Tu vedi che il Mondo
    si sente sempre male!

    Stanco, mezzo acciaccato
    da guerre e carestie,
    su di un letto buttato
    sta pieno di malattie.

    Medici da tutte le parti
    gli anni interi studiano
    insieme a due scienziati
    tedesco e americano.

    Ma non sono mai d'accordo
    e il povero malato
    non guarisce mai...
    ... 'o guaio l'ha passato!

    :-)

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  3. Splendida!!! Grazie Jennaro: sei un genio :-))

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  4. Ciao Clara. Non è mia. L'ho tradotta in italiano da una vecchia poesia di Giuseppe Pastore, un bravissimo quanto sconosciuto autore napoletano. Finisce così:

    Lasciatelo stare questo Mondo,
    più non lo tormentate
    è così bello tondo
    perché lo schiacciate?

    Dategli la medicina
    fatelo star bene
    fermatevi col lampo
    non aspettate il tuono...

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  5. Ciao Clara. Non è mia. L'ho tradotta in italiano da una vecchia poesia di Giuseppe Pastore, un bravissimo quanto sconosciuto autore napoletano. Finisce così:

    Lasciatelo stare questo Mondo,
    più non lo tormentate
    è così bello tondo
    perché lo schiacciate?

    Dategli la medicina
    fatelo star bene
    fermatevi col lampo
    non aspettate il tuono...

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