La più diffusa delle pratiche terapeutiche in età evolutiva: la psicomotricità.

La cosiddetta psicomotricità, ovvero pratica psicomotoria nasce con Bernard Aucouturier, che è un insegnante di educazione fisica ed un educatore.
Mi è capitato di seguire una volta un suo seminario di formazione e la mia impressione è che si tratti di una persona di profonda cultura estesa  a tutti gli aspetti psicologici e psicodinamici dello sviluppo infantile.
Nella sua concezione iniziale la tecnica psicomotoria va utilizzata con i bambini essenzialmente durante la fase  sensomotoria del loro sviluppo, vale a dire soprattutto in età prescolare e/o durante il primo ciclo di scuola elementare, ciascun trattamento viene svolto all'interno di una durata massima di tre anni, oltre i quali Aucouturier non ritiene utile protrarre la terapia. Nell'ambito della pratica psicomotoria, distingue:


  • la psicomotricità educativa,
  • la psicomotricità riabilitativa
  • la psicomotricità terapeutica
Non mi è possibile qui spiegare per esteso tutta quanta la teoria sottesa alla pratica da lui stesso ideata, ma brevemente voglio cercare di dare un'idea della cosa a beneficio soprattutto di quei genitori che si chiedono e domandano di cosa effettivamente si tratti.
La base teorica sta nell'assunto che nel corso delle prime fasi dello sviluppo la gran parte delle interazioni col mondo esterno avvengono attraverso la motricità: il movimento è comunicazione, esplorazione, acquisizione cognitiva, espressione e relazione col mondo esterno. In effetti in questa fascia di età quelle che diventeranno le diverse aree psichiche non sono ancora così differenziate e distinte come invece avviene negli adulti.
In effetti anche diverse valutazioni standardizzate del livello di sviluppo nella prima infanzia contengono item relativi alla motricità ed alla sua organizzazione.
Parliamo quindi di uno spazio di mediazione di tipo ludico motorio: una grande stanza arredata con diversi tipi di attrezzature adatte ad osservare e stimolare sia la motricità di tipo espressivo che quella di tipo funzionale
  • La psicomotricità educativa dovrebbe normalmente essere utilizzata nelle scuole materne con bambini sostanzialmente sani e, come suggerisce la parola, dovrebbe soprattutto educare al movimento, sia favorendo lo sviluppo della coordinazione, che accogliendo ed orientando gli aspetti di emozionalità e tipo di relazione espressi dai bambini nel corso delle attività.
  • La psicomotricità riabilitativa è soprattutto rivolta ai bambini con qualche disabilità fisica o mentale e dovrebbe sia favorire sul piano emozionale l'accettazione e la integrazione delle parti danneggiate di sé, sia sotto il profilo funzionale, migliorare le capacità di movimento e coordinazione motoria nella direzione della acquisizione di abilità ed autonomie.
  • La psicomotricità terapeutica è invece quella parte della pratica soprattutto mirata ai bambini con disturbi relazionali e privilegia pertanto gli aspetti espressivi del movimento ed utilizzando  la motricità come canale di comunicazione alternativo.
Ovviamente ciascuno di questi indirizzi contiene parti tra loro sovrapponibili: la distinzione è scolastica ed indica l'orientamento prevalente del trattamento in atto.
 Benché nella pratica psicomotoria siano riservati ampi spazi alla osservazione della attività spontanea del bambino, il trattamento è  di tipo direttivo: si chiede ad esempio ai bambini di rimettere a posto i giochi al termine della terapia, il terapeuta si propone, rinforzando e facilitando alcuni percorsi piuttosto che altri, i luoghi della stanza di terapia sono distinti e dedicati rispettivamente alla espressività corporea ed alla motricità funzionale (luogo del distanziamento): lo scopo del trattamento è quello di accompagnare il bambino in un percorso di sviluppo e pertanto la regressione non viene mai assecondata.
  • Per motricità funzionale intendiamo riferirci ai movimenti derivanti da una intenzione diretta ad uno scopo o al soddisfacimento di un bisogno diverso da piacere del movimento in se stesso.
  • Per motricità espressiva invece indichiamo quel tipo di movimento che si soddisfa di se stesso e che quindi esprime propriamente il piacere di muoversi.
I luoghi corrispondenti a queste due diverse modalità sono concretamente rappresentati nello spazio della stanza di terapia ed il bambino viene gradualmente accompagnato, anche ritualmente, nel passaggio dall'una all'altra dimensione.
Nel tempo vi sono state varie elaborazioni e personalizzazioni delle teorie iniziali di Aucouturier, ma gli elementi fondamentali della tecnica restano sostanzialmente quelli qui accennati.
Ciò che ne consegue è che:
  • Non ha senso protrarre a tempo indeterminato terapie psicomotorie, che ad un certo punto hanno già offerto quanto era possibile dare con questa specifica tecnica.
  • Oltre una certa età  un trattamento che coinvolga il corpo utilizzando alcuni elementi della tecnica psicomotoria, dovrebbe aver nome di terapia corporea, non psicomotricità, ed essendo presumibilmente le aree psichiche ben differenziate oltre una determinata età, forse si dovrebbe optare per una tecnica psicoterapica che coinvolga anche la espressività corporea (metodo reichiano) ma in questo caso è chiaro che stiamo parlando di qualcosa di diverso dalla tecnica psicomotoria.
  • La psicomotricità in quanto tecnica fondata sul movimento non può essere utilizzata nei soggetti impossibilitati a muoversi: in questi casi è più appropriato parlare di programmi di stimolazione psicosensoriale.
La pratica psicomotoria ha un senso se utilizzata con bambini entro una determinata fascia d'età, proponendosi obiettivi ed anche  limiti temporali precisi: non è una psicoterapia e non è corretto utilizzarla in sostituzione di quest'ultima.

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