Musicoterapia come pratica terapeutica

Tutte le forme di comunicazione e nello specifico del nostro argomento odierno, anche ogni genere di espressività artistica, sono suscettibili di essere utilizzate come strumenti e risorse terapeutiche quando vengono applicate in un setting terapeutico. Ciò che è da considerarsi propriamente terapeutico nel mio modo di vedere è appunto il setting, ovvero il contesto e la relazione al cui interno quella modalità comunicativa ed espressiva viene utilizzata.
Mi spiego con qualche esempio:


  • la psicoterapia ad indirizzo psicodinamico utilizza il linguaggio verbale quale mezzo di comunicazione privilegiata. Questo naturalmente non vuol dire che ogni volta  noi parliamo stiamo facendo una terapia!
  • La psicoterapia con la tecnica del gioco, secondo la Klein , utilizza lo spazio di mediazione ludica: ciò non vuol dire che ogni qualvolta un bambino gioca, stia facendo una psicoterapia.
  • La tecnica dello psicodramma utilizza la recitazione, non per questo chi recita o fa teatro sta svolgendo sempre una terapia.
Potrei continuare a lungo, ma spero di avere reso l'idea con questi pochi e semplici esempi.
Intanto sarebbe da distinguere ciò che è psicoterapia in senso proprio e stretto da ciò che invece potremmo definire più propriamente pratica terapeutica: in quest'ultima categoria credo che vadano annoverati trattamenti come la psicomotricità e la musicoterapia.
La psicoterapia richiede la presenza di una figura professionale di formazione elevata e molto specifica tale da connotare il setting per il tipo di relazione che  stabilisce. 
Lo psicoterapeuta è una persona che possiede un profondo livello di consapevolezza di quanto accade qui ed ora, per la sua capacità di leggere in base alle proprie chiavi interpretative i comportamenti ed i contenuti espressi nell'ambito della relazione terapeutica, mantenendo una posizione di neutralità ed ascolto, anche attraverso una appropriata gestione del controtranfert: è proprio grazie ad una tale abilità maturata nel suo retroterra culturale ed esperenziale che lo  psicoterapeuta riesce a modulare la relazione ed orientare il suo assistito nel lavoro di conoscenza di sé e crescita personale, mirando nei diversi casi allo scioglimento ed alla risoluzione dei nodi problematici responsabili del malessere che ha condotto la persona in trattamento.

D'altro canto esistono relazioni umane a valenza prevalentemente affettiva ed educativa, che possono contenere e di fatto contengono significati ed effetti terapeutici: si può trattare di un rapporto di affidamento o insegnamento che tuttavia assume valore e pregnanza rilevante nell'immaginario di chi se ne avvantaggia e che investe nell'ambito di quella relazione le proprie esigenze emozionali. Alcune relazioni di questo genere riescono ad offrire modelli di identificazione ed elementi di conoscenza tali da risultare strutturanti (o ristrutturanti) rispetto alla persona che ne dipende.

In un limbo tutto suo si colloca la pratica terapeutica: si tratta di una modalità di interazione messa in atto comunque all'interno di un setting terapeutico da parte di un  operatore esperto ed intesa a favorire l'espressione di vissuti personali, la comunicazione o comunque a facilitare il raggiungimento di alcuni obiettivi particolari calibrati per ciascun individuo.
La definizione di musicoterapia, stabilita dalla Federazione Mondiale di Musicoterapia è la seguente:

"la musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia,armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato con un utente o un gruppo in un processo inteso a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali e cognitive" (da Wikipedia)

Ciò che inevitabilmente accade è che a seconda della formazione dominante dell'operatore (psicologica o musicale) la pratica venga interpretata e proposta prevalentemente per il suo aspetto artistico ludico o piuttosto per quello terapeutico e riabilitativo.
In buona sostanza lo scopo della pratica è quello di facilitare l'integrazione percettiva e la comunicazione, ma naturalmente l'utilizzo va modulato in base al tipo di disabilità che si intende trattare ed agli obiettivi ipoteticamente raggiungibili.

La tecnica come tale (perchè è di tecnica che si tratta) può essere utilizzata nelle situazioni più disparate.
Attualmente viene spesso sperimentata con i bambini autistici, che per un misterioso motivo sono di solito invincibilmente attratti ed affascinati dalla musica.

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