Carpe diem, ovvero la filosofia della vita in vacanza

Devo  confessarlo: non ho paternità, né maternità su questa geniale intuizione, ma dato che l'autore è un timido, mi sono assunta l'onere e l'onore di rendermi messaggera per l'umanità (con un occhio di riguardo al popolo italiano) di questa idea che, se adeguatamente sviluppata in progetto di vita, potrebbe risultare particolarmente utile, specie di questi tempi.
Bene: prendiamola alla larga, tutti ricorderanno il famosissimo carpe diem di Orazio!
"Carpe diem, quam minimum credula postero"

Voglio dire: questo signore, Orazio, che vorrei pregarvi di non confondere con l'omonimo del cartone animato della Disney, era un poeta ed ha scritto lui il famoso verso.
Voi vi ricorderete che Orazio è il marito di Clarabella e va bene, ma non c'entra niente con Quinto Orazio Flacco, che invece era un poeta latino, nato nel 65 avanti Cristo e morto nell'otto avanti Cristo, a soli 57 anni, se la matematica non è una opinione, ragion per cui aveva ottimi motivi per invocare il carpe diem, ché tanto non doveva campare assai. Comunque cercate di  non indulgere ai vizi che poi durate poco come Orazio, il quale in fin dei conti ha diversi svantaggi rispetto al marito di Clarabella: vero è che quest'ultimo è nato vecchio però non muore mai, mentre il poeta Orazio è nato bambino, ma poi è morto pure: disgrazie che capitano, voi osserverete, ecco, appunto!
E dunque noi riteniamo che la parte più nobile della nostra intelligenza risieda  nella capacità di comprendere la natura degli eventi, elaborando poi sulla base di una tale comprensione la nostra abilità previsionale e progettuale.
Tutti cercano di darsi uno scopo nella vita e quando ci riescono si sentono ispirati ed entusiasti, capaci di qualunque rinuncia e sacrificio pur di raggiungere il proprio scopo, meschino o nobile che esso sia: l'importante è crederci! Che uno si affanni per accumulare denaro o per comprarsi un capo firmato o che invece lo faccia per risolvere il problema della fame nel mondo, cambierà il vostro giudizio (dato che siete schizzinosi, lo so) ma non l'euforia di chi si dà da fare per arrivare all'obiettivo.
Se ne desume che ciò che importa è l'afflato soggettivo, la fede insomma, sia detto una volta per tutte anche a voialtri miscredenti! Né potrete negare che se il vostro obiettivo fosse quello di trovare un lavoro, essendo voi, nella migliore delle ipotesi, giovani laureati, solo la fede potrà sostenervi (inutile contare su  Renzi).
Dunque rivalutiamo la fede, ma non è di questo che volevo parlarvi: colpa vostra che mi fate distrarre!
Cancelliamo tutto: seleziona-cancella, il tasto del secondo gruppo solitamente in alto a destra, ma molto dipende dalla vostra tastiera e dal vostro cervello.
Ora cominciamo daccapo: nel rincorrere obiettivi più o meno utopici, quando non francamente inutili ed insulsi, il tempo della vita trascorre e noi giù a negarcelo ed a sacrificarlo in nome dello scopo da raggiungere, avanti con l'ansia, con le preoccupazioni e le angosce (ce la faremo? Non ce la faremo?) ma quando tutto è perduto e sembra che altro non resti che puntare al reddito di cittadinanza (non ci contate: mancano le coperture, ma qualcuno fa finta di non essersene accorto, specie sotto le elezioni) ecco giungere in nostro soccorso l'intuizione  felice, l'uovo di Colombo:
perché ostinarsi nel voler per forza  fare qualcosa?
Non è che gli esistenzialisti campino più degli altri: tutto dipende da come la prendono anche loro, ma sempre senza scomporci noi ci chiediamo: quale è il senso della vita? Se la vita dovesse avere un senso (circostanza sulla quale non tutti i pensatori sono d'accordo ed è meglio non approfondire) questo senso dovremmo cercarlo tra le cose della vita, nella vita stessa insomma, anche perché altro non conosciamo.
Qualcuno penserà all'amore, qualcun altro al potere, ma ciò  che tutte le cose, piccole e grandi, nobili e meschine, intelligenti e stupide, avranno in comune sarà di essere cose desiderate .... ed in tutti i casi quindi lo scopo della vita sarà la soddisfazione di un desiderio vitale. 

Ergo lo scopo della vita è viverla con soddisfazione, vero è che per alcuni è sopravvivere, ma questi sono quelli che lottano con la fame, per cui la loro soddisfazione sarà riuscire a mangiare, che poi una volta che abbiano mangiato, non ce l'hanno l'ansia di pensare al domani, che la malnutrizione,  si sa, in età precoce danneggia lo sviluppo del cervello, perciò si pensa meno, il che non sempre è un male ...
Mi avete fatto perdere di nuovo il filo: voi con questa storia della fame nel mondo, che poi chi sopravvive scappa e muore in mare, ma tutti dobbiamo morire, questo è il punto!
Lo dicono anche i leghisti che sostengono non sia il caso di darsi pena, tanto quella è la via finale comune, ma nel ragionamento c'è un vizio di forma e quando lo scopriranno fonderanno la lega filosofica del nord, e fonderanno anche l'oro di Napoli sempre nell'invocata lava, ma torniamo agli esistenzialisti:

chi siamo?  
Dove andiamo? 
E perché? 
Pagheremo prima il nostro fiorino o l'obolo a Caronte?

Ah, saperlo! Non si può sapere tutto: meglio rassegnarsi in fretta a questa realtà ineluttabile.
Considerato quanto sopra testé esposto ne scaturisce che il saggio decide di non far nulla e trascorrere la vita in vacanza, che poi è la forma contemplativa del vivere alla giornata del succitato Orazio (non il marito di Clarabella: se insistete le farò chiedere il divorzio) con la differenza che questi santoni contemplativi dice che sono longevi e mangiano pure poco, al contrario di Orazio che morì prima della vecchiaia vera e propria, ma ci ha lasciato versi eterni: contento lui ...

Commenti

  1. Io dico che sia oggi, come allora: 'o vino sta bbuonno int' 'e butteglie. Ad Orazio (non il marito di Clarabella) si interruppero improvvisamente le comunicazioni terrene e pagò anticipatamente il dazio a Caronte perché gli piaceva bere il vino buono... :-)

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  2. Ehhhh ed io che non lo volevo dire :-D insomma! Povero Orazio!!

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