L'arte di vincere e la paura di perdere

Nella vita, in ogni aspetto di essa esiste la competizione: non si tratta di qualcosa di negativo in sé perché anzi può rappresentare uno stimolo per ciascuno di noi a migliorare qualcosa di se stesso. Molto dipende naturalmente da come la competizione viene vissuta ed agita. Prima di tutto dobbiamo cercare di capire di cosa si tratta e del perché essa rappresenti di fatto un aspetto ineliminabile da qualsivoglia relazione sociale, ivi incluse (anzi in prima linea) quelle profonde e connotate fortemente dalle componenti di solidarietà e patti impliciti o espliciti di mutuo soccorso.
La competizione esiste tra fratelli, familiari, coniugi anche innamoratissimi e naturalmente in ogni ambiente di lavoro o gruppo aggregatosi per la condivisione di spazi fisici (vicinato) affinità ideologiche (ideali politici o interessi culturali) obiettivi comuni (gruppi di lavoro ed in parte familiari) ed affettività reciproca.


Competere significa conquistare spazi all'interno delle relazioni ed acquisire prestigio nella considerazione altrui, in definitiva è un modo di affermarsi, a volte far prevalere le proprie idee, trasmettere una immagine di noi stessi che corrisponda a ciò che noi riteniamo di essere e vogliamo essere, piuttosto che lasciarci cucire addosso da altri un abito (un ruolo) nel quale facciamo fatica a riconoscerci, che non ci piace e ci sta stretto. Insomma uscire vincenti dalla competizione, sia essa una contrattazione del rapporto, come avviene nelle relazioni affettive o una gara reale mirata al raggiungimento di un obiettivo e di una posizione specifica, come può accadere in un ambiente di lavoro, ma anche in contesti ludici o di altro genere, vuol dire avere ottenuto una buona affermazione di sé essere cresciuti nella considerazione altrui e nella autostima, ma ... attenzione!

 Vincere non è tutto: bisogna saper vincere e nessuna vittoria, nessuna posizione guadagnata può essere conservata senza un ingrediente fondamentale: quale? Il consenso! Chi vince deve riuscire ad ottenere e mantenere il consenso ed il supporto non solo di quelli che lo hanno sostenuto nella sua lotta, ma cosa più difficile, perfino di chi lo ha contrastato: insomma la principale qualità della personalità vincente è la generosità! Mai infierire sui vinti: la meschinità del perseguitare chi si trova in una posizione di debolezza non giova certo alla grandezza dell'immagine del vincente, neanche tra i suoi stretti luogotenenti e ... accade anche che chi non è abbastanza forte per vincere riesca ad esserlo abbastanza per compiere azioni di boicottaggio e dare molto fastidio, quando viene esasperato dalla persecuzione, dalla prepotenza e dalla derisione (tanto peggio di così non può andare). La seconda caratteristica della personalità vincente è dunque l'intelligenza e la lungimiranza che gli impediscono di cadere in errori così grossolani!

 Qui passiamo all'altro aspetto: la sconfitta. La personalità vincente sa perdere con eleganza, senza recriminare: non teme ed accetta la sua sconfitta e la riconosce, non tenterà mai di negarla, ma ... è appunto nel momento in cui si accetta la sconfitta che si comincia a vincere: nessuno di noi ha sempre vinto nella sua vita, tutti siamo caduti qualche volta o abbiamo commesso errori, negarlo non è che mistificazione che rivela una debolezza imperdonabile, ovvero l'aver assoluto bisogno di convalide esterne per essere convinti di se stessi. La personalità vincente non soffre di questo tipo di dipendenza e può riconoscere le proprie sconfitte: la guerra della vita si compone di molte battaglie e qualcuna inevitabilmente sarà perduta. Il vincente può semplicemente cercare altrove i propri spazi, senza fossilizzarsi in un determinato contesto oppure limitarsi ad essere se stesso nello stesso contesto: il vero valore di una persona si esprime nella sua abilità costruttiva, per distruggere non è necessaria alcuna capacità progettuale ... e questa è una cosa che finisce per rendersi evidente a tutti: basta darsi tempo.

Commenti

  1. Ciao Clara,
    inizialmente non ero molto d'accordo con il tuo Articolo per poi trovare nella parte finale il punto di convergenza con la mia visione d'insieme.
    Non amo chi tende a prevaricare sugli altri e pur spiegandoglielo continua ad essere convinto di essere Colui/Colei che non sbaglia mai. La perfezione, non esiste e siamo tutti soggetti a sbagliare ma dovremmo appunto avere anche l'umiltà di ammettere quando succede. :-)

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  2. Succede, Mauri, succede sempre anche nella vittoria ;-) uno dei motti ispiratori è di Orwell:

    "in questo gioco che stiamo giocando non possiamo vincere: un certo tipo di sconfitta è preferibile ad un certo altro tipo"

    Il fatto è che anche nella vittoria spesso ciò che si riesce ad affermare non è il vero se stesso, ma ciò che strategicamente conveniva per uscire vincenti ... e questa è una sconfitta interna: di solito si sceglie tra la sconfitta interna e quella esterna .... scegliere la vittoria interna per lo più ti colloca fuori dagli schieramenti ed in quel caso è molto difficile conseguire una vittoria esterna ... insomma è proprio come dice Orwell ;-)) Grazie Mauri e bona domenica!

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