La mattanza delle donne

Le cronache battono il ferro incandescente dei femminicidi e delle violenze domestiche: fatti che si susseguono ad un ritmo impressionante.
Oggi si parla di una donna di 36 anni uccisa dal marito nella provincia di Siracusa, di un'altra di 59 massacrata a calci e pugni dal convivente in provincia di Savona ed infine  della storia surreale dell'uomo che ha sgozzato col coltello la sua intera famiglia, moglie e due bambini a Motta Visconti (Milano).
Una scia di sangue da nord a sud del paese, tante storie diverse con pochi punti in comune: le vittime sono donne e bambini, gli assassini sono uomini e stretti familiari delle vittime, i moventi sono futili ed apparentemente del tutto sproporzionati al gesto: un litigio, una infatuazione per un'altra donna, e comunque situazioni in sostanza che sarebbe stato facile risolvere semplicemente uscendo dalla porta.

Violenza di genere? Evidentemente.
Narcisismo, onnipotenza, possesso? Mettiamoceli pure, ma non sono una spiegazione sufficiente, non bastano a rispondere alla domanda disperata:
 "che stai facendo? Perché?"
che, secondo la confessione dell'assassino, Cristina Omes, la vittima di Motta Visconti è riuscita a fare al marito mentre lui la accoltellava.

Ciascuna storia, certo nella sua disperazione e nella sua follia, è diversa e particolare, non è possibile costruire teoremi, ma sembra che le mura domestiche vadano diventando sempre più un luogo pericoloso.

Il momento in cui un uomo decide di formarsi una famiglia segna un passaggio importante della sua maturazione, tale da ridefinirne l'identità personale come persona adulta e marito e/o padre di qualcuno.
Il ruolo che lui riesce a giocare nell'ambito della relazione di coppia e dei rapporti familiari che si costruiscono, gli fornisce un rimando della immagine di sé più o meno aderente a quelle che sono le sue aspettative in base ai modelli maschili interiorizzati e condivisi culturalmente, ma entrano in gioco anche conflitti e nodi vissuti nella relazione con la madre ed altre figure femminili della famiglia di origine, incidono fattori esterni capaci di determinare stress e/o disagio psichico ed emotivo.

  • Gli aspetti condizionati culturalmente sono rappresentati non solo dai modelli acquisiti, ma anche dal riverbero che il tipo di relazione familiare produce sulla immagine sociale di una persona e di un uomo in particolare: da questo punto di vista conta l'avere sperimentato rapporti violenti nella propria famiglia di origine, l'avere interiorizzato un'idea di mascolinità che impone la superiorità rispetto al sesso opposto per essere considerata degna, conta quell'idea che nel  linguaggio comune appella "femminuccia" il ragazzo che si dimostra sensibile o debole, contano tutti quei dettagli che passano nell'implicito e che troppo spesso contraddicono l'apertura di idee dichiarata ovviamente da chiunque a parole.


  • Le componenti psichiche possono essere del tipo più diverso, ma hanno almeno alcuni aspetti comuni. Quando non si tratta di assassini freddi e calcolati per scopi di natura economica o altra finalità del genere (anch'essi possibili in alcuni contesti familiari) allora sono uccisioni scaturite dall'odio e dalla volontà di sopraffare e distruggere l'altro: in questi casi di solito, i rapporti sono confusi, manca il riconoscimento umano dell'altro come individualità indipendente e mancano gli spazi personali all'interno delle relazioni, i vincoli sono stretti e totalizzanti, l'altro è una funzione a supporto della propria immagine e dei propri bisogni e non c'è via d'uscita. L'uomo scinde quelle parti di sé per così dire "femminili", temute come potenzialmente pericolose per la sua identità virile e le rende oggetto di disprezzo e distruzione personificandole nella partner del cui dominio necessita come convalida della propria identità maschile ... naturalmente non si tratta solo di questo: sarebbe una semplificazione eccessiva, ma questo aspetto può essere riconosciuto con una certa frequenza.


Del resto le donne, come i bambini sono fisicamente più deboli e di conseguenza in mancanza di migliori argomenti, si può sempre ricorrere alla violenza fisica e la violenza verso i deboli si consuma di solito impunemente ...

Commenti

  1. Il fatto è che mentre da un lato l'opinione pubblica si è fatta più incalzante nei confronti di questo tipo di reato, dall'altro lato si preme per varare sempre più frequenti leggi, cosiddette: "svuotacarceri", e ciò non va bene, perché in questo modo non si fa altro che "premiare" le persone che hanno commesso violenze, mentre coloro che li avevano denunciati sono costretti a "nascondersi" per non subire la violenta vendetta dei "premiati", inviati, proprio dallo Stato, sul "luogo del delitto" ...

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    1. Il problema delle carceri è un'altra piaga ... nel caso di violenze domestiche io francamente butterei la chiave, anche se in generale il carcere dovrebbe più riabilitare che punire a mio avviso.
      Buongiorno Jennaro!

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    2. Il problema delle carceri è un'altra piaga ... nel caso di violenze domestiche io francamente butterei la chiave, anche se in generale il carcere dovrebbe più riabilitare che punire a mio avviso.
      Buongiorno Jennaro!

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  2. Ho letto il tuo articolo Clara e per me... non so! E' come se nel cervello di queste persone ci fosse un corto circuito. Due neuroni che fanno contatto e fanno scintille. Fanno scintille e fanno impazzire.
    Non riesco a darmi altre spiegazioni... in nessuna maniera ma soprattutto quando di mezzo ci vanno a finire i bambini....

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    1. I bambini appartengono ad una delle categorie che più frequentemente sono vittime di violenza: le categorie a rischio da questo punto di vista sono quelle dei soggetti più deboli fisicamente, socialmente e psichicamente ed i piccoli posseggono innegabilmente tutte queste caratteristiche.
      La violenza si scarica verso i deboli perché quella è la direzione in cui può manifestarsi impunemente senza timore di ritorsioni, soddisfacendo quindi sia l'istanza narcisistica relativa alla dimostrazione della propria (supposta) superiorità e sia l'istinto di sopravvivenza ed autoconservazione (misurarsi con uno più forte sarebbe pericoloso da quel punto di vista).
      Su questo purtroppo basta leggere le cronache e c'è poco da dire :-(

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    2. Questo lo sapevo Clara. La mia era una frase retorica.
      Di certo questi tipi non se la prendono con un uomo grande e grosso e magari palestrato ma sempre con chi non può difendersi fisicamente e magari non ha neanche voce per chiedere aiuto.
      Poi un bambino anche se sopravvive, anche se segnato nell'intimo non può vendiarsi. Troppo piccolo!
      Ecco! Diciamo che in questa pazzia c'è anche una grandissima dose di vigliaccheria.

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    3. Certo, Patricia, ti capisco: a volte è difficile per tutti noi misurarci con determinate componenti e motivazioni dell'animo umano, perché ci fanno vergognare di appartenere alla stessa specie .... sempre meglio liquidare il tutto come incomprensibile follia, benché spesso le motivazioni siano del tutto logiche e comprensibilissime sotto un certo aspetto, diciamo così :-(
      Un bacio Patricia, buona giornata!

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  3. I bambini appartengono ad una delle categorie che più frequentemente sono vittime di violenza: le categorie a rischio da questo punto di vista sono quelle dei soggetti più deboli fisicamente, socialmente e psichicamente ed i piccoli posseggono innegabilmente tutte queste caratteristiche.
    La violenza si scarica verso i deboli perché quella è la direzione in cui può manifestarsi impunemente senza timore di ritorsioni, soddisfacendo quindi sia l'istanza narcisistica relativa alla dimostrazione della propria (supposta) superiorità e sia l'istinto di sopravvivenza ed autoconservazione (misurarsi con uno più forte sarebbe pericoloso da quel punto di vista).
    Su questo purtroppo basta leggere le cronache e c'è poco da dire :-(

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  4. Questo lo sapevo Clara. La mia era una frase retorica.
    Di certo questi tipi non se la prendono con un uomo grande e grosso e magari palestrato ma sempre con chi non può difendersi fisicamente e magari non ha neanche voce per chiedere aiuto.
    Poi un bambino anche se sopravvive, anche se segnato nell'intimo non può vendiarsi. Troppo piccolo!
    Ecco! Diciamo che in questa pazzia c'è anche una grandissima dose di vigliaccheria.

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