Rottura nel PD sulle riforme: chi "tradisce" chi

Vento di epurazioni anche nel PD: 13 senatori del gruppo PD si sono autosospesi dopo l'allontanamento di Corradino Mineo e Vannino Chiti dalla Commissione Affari Costituzionali, diciamo così "epurati" a causa di una loro posizione critica rispetto alla riforma del Senato proposta e fortemente voluta dalla maggioranza di partito.
Il pomo della discordia sta appunto nel ddl di riforma del Senato che la maggioranza PD vorrebbe eletto solo dalle Regioni, mentre i dissidenti vorrebbero ad elezione popolare secondo un progetto alternativo presentato da Chiti.

Fino ad oggi le epurazioni dei dissidenti avevano riguardato soprattutto il M5s, cui tutti hanno contestato a suo tempo l'autoritarismo, la mancanza di dibattito e democrazia interna e simili, invocando a più riprese l'incostituzionalità operata dai vertici del movimento nel ridurre i propri parlamentari a dei fantocci più o meno robotizzati che ripetono stereotipatamente le medesime formulazioni verbali, dopo averle mandate a memoria ingurgitandole col metaforico imbuto. 
Sempre in questi casi ci si è interrogati sulla legittimità della presenza nel Parlamento italiano di figure che non erano autorizzate a conformarsi al requisito minimo loro richiesto dalla Carta Costituzionale.

L'articolo 67 della nostra  Costituzione recita testualmente:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Sull'argomento vorrei proporre almeno un paio di riflessioni: 

  • anzitutto dovremmo chiederci per quale motivo i padri costituzionali hanno introdotto questo articolo. Non è difficile comprendere che la ragione sta nel fatto che a legiferare dovrebbe essere il Parlamento e non la partitocrazia e che pertanto le leggi dovrebbero tenere conto del bene e dell'interesse comune della nazione in una logica lungimirante ed equa, piuttosto che degli interessi di potere e di parte che spesso caratterizzano le dinamiche tra i partiti o anche distretti territoriali. Si comprende che dopo un ventennio di leggi ad personam o magari sostanzialmente mirate a guadagnare aree culturali di consenso, senza alcun substrato strumentale o razionale comprensibile, voler nobilitare oggi in tal modo il potere legislativo rischia di  essere poco credibile, ma la funzione parlamentare sarebbe invece proprio questa! Nell'ottica democratica il potere esecutivo appartiene al governo, quello legislativo al Parlamento e la divisione dei poteri dovrebbe garantire equilibrio e democrazia reale: insomma il governo ed il partito che esso attualmente rappresenta non avrebbero nessun diritto di permettersi di interferire con il legislativo!
  • la seconda considerazione (giusto per fare l'avvocato del diavolo) è che in generale  la dialettica presente nel confronto di opinioni contrastanti è preziosa nel momento progettuale e riflessivo, ma rischia di essere paralizzante nel momento operativo (condizione di inconcludenza e debolezza ben nota alla sinistra del nostro paese): il momento operativo per riuscire efficace e vincente, richiede uno schieramento compatto e su questo credo che nessuno abbia da obiettare. In realtà l'epurazione è stata preventiva in questo caso perché non sappiamo come si sarebbero comportati realmente i senatori espulsi dalla Commissione al momento del voto e quali eventuali compromessi avrebbero tollerato, ma è andata così ed anche se si cercheranno ricuciture al momento mi sembra difficile venirne a capo.
Varie le reazioni da diverse parti: i fedeli di Renzi parlano di "tradimento" del gruppo, ma se di tradimento si trattasse, sia chiaro che è sempre meno grave tradire un gruppo parlamentare o governativo piuttosto che la Costituzione italiana.

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