Prevenire è meglio che curare: alzata di scudi contro i tagli alla sanità

Siamo poveri ed indebitati in Italia, un paese effettivamente molto sui generis: una volta nei monasteri i frati erano poverissimi, alcuni camminavano scalzi, vestivano una tunica di tela grezza e non possedevano nulla, ma il convento era ricchissimo per ciò che possedeva,  per le donazioni e le carità ricevute e per il lavoro incessante dei monaci con il loro ora et labora, appunto.

In Italia al contrario esistono persone ricchissime: non parlo certo della maggioranza della popolazione, ma di uno strato sociale anche abbastanza nutrito, oltretutto spesso arricchitosi sempre più (miracolosamente) nel mentre gestiva ruoli di potere nello stato.
L'Italia invece (il convento) è povera, poverissima e sempre col problema di recuperare liquidi e risparmiare qua e là.
Ora il governo Renzi ha questa scadenza  entro la quale dovrà spiegare in che modo riuscirà a recuperare 20 miliardi (spiccioli praticamente) la famosa spendig review: si è parlato di tagli alla Sanità ed il ministro della salute, Lorenzin, è già stata interpellata.

A guardare la cosa dal basso, attualmente i ticket sanitari sono già lievitati di almeno 20 euro in più rispetto a pochi anni fa ed oggettivamente, questi costi caricati sull'utenza non possono essere sostenuti da tutti: sono tantissime le persone che hanno rinunciato a molti controlli  medici e specialistici, non potendone sostenere la spesa.
Al di là di questo i tagli ci sono stati già negli anni scorsi ed il Servizio Sanitario, come altri servizi pubblici, boccheggia. Questa è una realtà.

Si è parlato di tagli per 3 miliardi nel settore sanitario e prontamente sono partite le proteste indignate delle Regioni: prima ancora che il governo metta le mani sul servizio sanitario nazionale, ma solo a sentirne in giro, sono partite le dichiarazioni di guerra: certo, meglio prevenire che curare .... questa, si sa , è una regola d'oro nel settore della salute e dunque è partita la raffica di veti:

  • Chiamparino (PD presidente nella regione Piemonte e della Conferenza delle regioni) si appella al patto d'onore, quello della salute, già stipulato con il governo ed in base al quale gli stanziamenti per l'area sanitaria sono programmati in crescita 109 miliardi nel 2014 e poi con aggiunta di ulteriori 2 miliardi e mezzo per il 2015 ed il 2016. In assenza del rispetto di un patto fondato su di una reciproca fiducia la collaborazione (ed il sostegno) al governo potrebbero risultarne incrinati.
  • Zaia (Lega Nord, presidente in regione Veneto) come c'è da attendersi difende il proprio territorio: insomma cercasse altrove il grasso che cola il caro Renzi, perché in Veneto sono virtuosi, hanno già ottimizzato, risparmiato e quant'altro, perciò non si lasceranno toccare i salvadanai. 
  • Maroni (ancora Lega Nord e presidente in Lombardia) non è da meno e ci fa sapere che toccare la sanità equivarrebbe ad una dichiarazione di guerra.
  • Rossi (PD regione Toscana) diplomaticamente vorrebbe dirottare l'attenzione sulle pensioni d'oro, ma anche d'argento ...
  • Caldoro (PdL presidente in Campania) come Chiamparino si appella ai patti.
La vera ciliegina sulla torta è tuttavia Bersani, che rompe il silenzio per dire che il partito, il PD non può tradire alcuni principi, come quello di garantire la universalità del diritto alla salute.

In tutto questo, il governo vorrebbe smorzare i toni e sembra che l'attenzione sia concentrata sugli sprechi, ovvero su alcune voci di spesa per forniture, che risultano non proporzionate o spropositate con discrepanze rilevanti tra i diversi territori regionali ....
Fatto sta che quando si parla di tagli continuano ad essere colpiti i servizi pubblici, mentre alcuni monaci intoccabili continuano ad arricchirsi. 
Nel caso vi fossero effettivamente grosse discrepanze per le spese di forniture ordinarie e straordinarie nelle diverse regioni, legittimo nascerebbe il sospetto di cresta sulla spesa, ovvero mazzette date e ricevute per concedere ed ottenere gli appalti di fornitura (il fornitore gonfia il prezzo, tanto è denaro pubblico e ci carica anche le mazzette, il funzionario ovviamente non  può più contrattare il costo per l'Ente, avendo già pattuito il proprio) ma in questi casi non si dovrebbe parlare di tagli: le irregolarità andrebbero denunciate e dovrebbe occuparsene la (vituperata) magistratura, la quale apposta lavora per far rispettare la legge!

Insomma è difficile capire di cosa realmente si parli e di sicuro se mancano i soldi è probabile che si continui con il progressivo azzeramento dei servizi pubblici, occupati da una categoria di parassiti stando all'infaticabile Brunetta, grasso che cola secondo Renzi.
Sarebbe bene  tuttavia, guardare con attenzione dove esattamente cola questo grasso e prendere i provvedimenti del caso, piuttosto che lasciare che continui a colare dove non dovrebbe, mentre vengono tolti alle persone servizi essenziali.

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