Primo giorno di scuola: scenografie e reminiscenze

Oggi si sono riaperte le scuole agli studenti in una quindicina di regioni italiane: un evento del quale il capo del governo ha voluto sottolineare l'importanza invitando ciascun ministro a visitare una scuola e riscuotendo in questo, a quanto pare una notevole adesione. Tutti i ministri a scuola, dunque (e speriamo che stavolta imparino qualcosa): Renzi ha visitato a Palermo la scuola intitolata a Don Pino Puglisi, di cui ricorre oggi tra l'altro l'anniversario di morte,  infatti il sacerdote fu ucciso a Palermo proprio il 15 settembre del 1993 per mano della mafia.

Renzi dice che ci sono 149.000 precari nella scuola da assumere finalmente con un contratto regolare ed oggi parte anche la consultazione on line del Miur sulla proposta governativa di riforma scolastica, il progetto detto la buona scuola: fino al 10 Ottobre sarà possibile partecipare alla consultazione intervenendo nel dibattito ed avanzando le proprie proposte.

Insomma un giorno importante: l'apertura delle scuole coincide normalmente con una notevole intensificazione del traffico automobilistico nelle ore di punta, vale a dire di entrata ed uscita degli studenti dagli edifici scolastici, spesso per parecchie famiglie corrisponde anche ad un certo sollievo per la condivisione sociale del compito educativo dei ragazzi, specialmente se i genitori lavorano, ma non hanno potuto permettersi di mantenere i figli in campi e/o colonie estive: in casa marciscono davanti a televisione e computer e la strada, specie in alcuni contesti non è un ambiente proprio consigliabile  e valido sotto il profilo educativo. Tutte le famiglie hanno dovuto affrontare o affronteranno nei prossimi giorni una considerevole spesa per libri e materiale scolastico e tutti sperano che mandare i figli a scuola  sia utile per la loro formazione umana, civile e professionale, cioè che la scuola rappresenti effettivamente un percorso che naturalmente sbocca in un inserimento lavorativo.
Gli insegnanti precari sono ancora in attesa di destinazione e, naturalmente, protestano, gli studenti anche (non gli par vero guadagnarsi qualche altro giorno di festa) i calcinacci .... vedremo come si comporteranno quest'anno. Il problema dell'edilizia scolastica è sempre esistito, ma negli ultimi anni è andato ponendosi sempre più come una emergenza: la messa in sicurezza degli edifici sarebbe uno dei primi imperativi.

Tanti anni fa le classi della scuola elementare erano una specie di avamposto delle istituzioni, che si spingevano così fino nelle più sperdute contrade di campagna a portare l'alfabetizzazione di massa e gli insegnanti dell'epoca non si aspettavano certo che al primo giorno di prima elementare i bambini fossero già in grado di leggere e scrivere. Il maestro e/o la maestra spesso erano un riferimento importante nella loro piccola comunità perché di solito la conoscevano bene e vi erano radicati.

Cosa è cambiato nella scuola e cosa dovrebbe ancora cambiare  per adeguarla al tessuto sociale nel quale opera? Attualmente i rapporti tendono ad essere più spersonalizzati, favoriti in questo dalla discontinuità didattica legata all'avvicendarsi di docenti secondo il capriccio delle onnipotenti graduatorie, specie dei precari e piuttosto che addentrarsi nella trama sociale, l'istituzione scolastica appare sempre più trascurata nei suoi bisogni, attaccata nella sua autorità e di conseguenza trincerata in modelli poco elastici di insegnamento e di relazione educativa, spesso privi della duttilità, ma anche degli strumenti, necessari all'accoglienza delle fasce sociali disagiate e della disabilità, che le leggi dello stato vogliono integrate a pieno titolo nella istituzione scolastica.

Ai faremo, diremo, provvederemo, ritualmente ripetuti dai governi, non resta che ribattere: vedremo ....

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