Cronaca di un prosaico addio

Inghiottì amaro in un attimo senza dare  il tempo a lei di scorgerlo, né a se stesso  quello di trattenere  percepire completamente il colpo: certe cose a contatto con un corpo caldo si liquefanno in lacrime, ma gli uomini non piangono e lui di sicuro non lo avrebbe fatto.
Deglutì per la seconda volta il rospo tutto intero che pareva volesse tornare su, sempre senza assaporarlo affatto, ma lo sentì amaro lo stesso come fiele.
Non poté trattenere una smorfia di disgusto, la guardava:
- è così, allora ...
Fu tutto quello che riuscì a pronunciare.
Lei non lo guardava: era concentrata sulla scelta dell'abito, distratta o voleva apparire tale, era seria, ma non preoccupata, indifferente, ma non gelida.

Nei minuti di silenzio che seguirono lui rimase impalato, come se aspettasse ancora una risposta, si domandava il da farsi, poi si decise a girare le spalle per uscire dalla stanza.
Sembrava che lei aspettasse  proprio quel momento e senza dagli tempo di raggiungere la soglia, gli sibilò dietro:
- è tutto quello che hai da dire, manco te ne importa niente!
L'uomo si bloccò repentinamente come per un congelamento istantaneo, nella mente febbrile un'onda confusa si infranse ed arretrò  innanzi ad una diga di rabbia repressa, questione di attimi!
Risolse di non girarsi verso di lei e perciò rispose dandole le spalle:
- Sei tu che hai deciso!

L'altra sbrodolava parole ora come un colapasta l'acqua: sembrava presa da un accesso di incontinenza verbale:
- E certo! Per questo vado via, perché non te ne importa niente, non ti è mai importato niente, non ci riesci proprio neanche a vedere un'altra persona, esisti solo tu ....(etc, etc).

Lui girato di spalle aveva una faccia che avrebbe funzionato benissimo come palcoscenico: monologo, atto unico. Man mano che la donna andava snocciolando le sue contumelie, si succedevano su quel volto una serie di espressioni spettacolari da fare invidia ad un mimo esperto: ora passava la sorpresa, seguita dall'impazienza, ancora un silenzioso accesso di rabbia, un attimo di stanchezza, una specie di compatimento ironico, un baleno di tenerezza.
Gli si disegnavano nella mente le storie, le vecchie polemiche, le difficoltà, i vizi, le incomprensioni: ricacciò giù l'amaro per la terza volta e fece fatica a trattenersi dalla voglia di afferrarla per le spalle e scuoterla con violenza fino a farla calmare e tacere, si tacere.

Avrebbe potuto uscire e chiudere la porta alle proprie spalle, lasciarla farneticare da sola, ma non gli riusciva, realizzò che se si fosse girato ora verso di lei avrebbe finito per metterle le mani addosso, capiva che doveva farcela ad andare via, ma quelle parole che continuavano ad arrivare come un rumore di fondo confuso nel turbinio della sua mente, sembravano averlo arpionato sulla soglia dalla quale gli sembrava impossibile muoversi.

Solo Dio sa come sarebbe finita, ma gli squillò il telefono,e dovette scappare fuori di corsa come un ladro, lasciandola alla scelta dell'abito ed alle sue recriminazioni ripetute mille volte.
Sapeva che non l'avrebbe rivista mai più.


Commenti

Post popolari in questo blog

Le sette (vere) poesie più brevi al mondo

Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati

Esiste la cattiveria? Cosa significa essere cattivi? Come accade e come difendersi?

Uguali, simili e diversi: quando l'integrazione è un percorso di crescita

Prevenire le malattie genetiche: il discusso progetto britannico

Chi pecora si fa, il lupo se la mangia

Il bambino epilettico a scuola

Il canto del contadino (poesia)