La sentenza Eternit: da quanto tempo si sapeva?

Si discute negli ultimi giorni ed in verità forse soprattutto si piangono lacrime impotenti dopo la sentenza di Cassazione nel processo per il disastro ambientale contro la fabbrica Eternit e l'ex presidente del CdA, Stephan Schmidheiny.
L'eternit era un materiale costituito di cemento e fibra d'amianto la cui caratteristica positiva era rappresentata dalla sua resistenza, appunto per questo fu battezzato eternit, nome che si è poi rivelato una maledizione. Brevettato all'inizio del '900 ha goduto di una certa fortuna per una cinquantina d'anni. Di fatto esistono ancora oggetti, tubature e costruzioni che contengono amianto e che sono effettivamente difficili da smaltire e demolire, ma già a partire dagli anni '60 sono stati chiari gli effetti venefici e devastanti della inalazione di fibre d'amianto. 

Era già possibile nei manuali datati all'epoca leggere una descrizione accurata della malattia:
soprattutto pericolosi risultano gli aghi di asbesto di lunghezza superiore ai 10 micron, che irritano fortemente i bronchi, penetrano nei bronchioli respiratori e negli alveoli provocando una proliferazione di fibroblasti  e fibre connettivali fino ad una fibrosi polmonare diffusa che compromette prevalentemente i lobi polmonari inferiori. Non esiste una cura ed una volta che la malattia sia stabilita sono possibili solo trattamenti palliativi e sintomatici. La sua evoluzione naturale è verso l'insufficienza respiratoria con ciò che ne consegue, di solito con una evoluzione abbastanza rapida dato che gli aghi di asbesto risultano intensamente irritanti.
Appunto per l'intensa irritazione che produce, l'intossicazione da amianto favorisce anche l'insorgenza di tumori: soprattutto frequente nelle zone colpite dall'inquinamento di polveri di asbesto è il mesotelioma, un tumore pleurico primitivo che comporta l'ispessimento sia della pleura addossata alla parete toracica (parietale) che di quella che riveste il polmone (viscerale) fino a bloccare il polmone in una specie di corazza, con versamento per lo più emorragico nello spazio pleurico: dalla diagnosi all'esito fatale un decorso di circa un paio d'anni.

Tutto questo era noto e descritto 25 anni prima che la fabbrica interrompesse la produzione: la produzione è andata avanti fino al 1986 nella piena consapevolezza degli effetti che avrebbe prodotto tanto sugli operai, che lavoravano senza particolari precauzioni, quanto sulla popolazione residente nei luoghi degli impianti industriali dove le polveri d'amianto venivano disperse nell'ambiente.

Il fatto è che il mesotelioma può comparire a anche distanza di trent'anni dalla esposizione e che le polveri possono persistere a lungo nell'ambiente senza contare i manufatti eternit, per l'appunto, così che ancora oggi la gente continua a morire, ma la nostra Cassazione due giorni fa ha ritenuto che il reato sia prescritto: è passato troppo tempo, peccato non siano ancora neutralizzati gli effetti.
Una sentenza assolutamente scandalosa che farà discutere ancora a lungo, ma solo i sopravvissuti: i morti certo non possono parlare...

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