Campania: la regione a più elevata mortalità in Italia


Il 18 dicembre il Ministero della Salute ha presentato al Parlamento la relazione sullo stato di salute del nostro paese nel biennio 2012 e 2013: in generale la situazione sanitaria della nazione viene letta in chiave positiva, tenuto conto del fatto che per l'anno 2012 notoriamente gli italiani si sono posizionati primi in Europa per longevità, con una aspettativa media di vita alla nascita di 79,6 anni per gli uomini ed 84,4 anni per le donne. 
Al riguardo il Ministero sottolinea anche che anche l'aspettativa di vita media per le persone che hanno raggiunto i 65 anni rimane tra le più alte in Europa con dati rilevati per il 2012 di 21,8 anni ancora per le donne e 18,3 anni per gli uomini.
Si riduce linearmente la mortalità infantile analizzata nel quinquennio dal 2006 al 2011, passando dal 3,4 per 1.000 nati vivi nel 2006 al 3,1 per 1.000 nati vivi nel 2011.

Nell'analisi estesa a tutta la popolazione dei tassi di mortalità, la Campania si conferma la regione italiana con la mortalità più elevata, subito seguita dalla Sicilia, mentre all'inverso le regioni più longeve sono il Trentino Alto Adige e le Marche. 
In Europa l'Italia condivide con la Germania il primato del paese più vecchio con una età media nel 2012 di 43,8 anni, superiore di più di 2 anni alla media europea ed un italiano su cinque di età maggiore di 65 anni.

Malgrado questa longevità, gli italiani tuttavia non sempre raggiungono le età avanzate in soddisfacenti condizioni di salute: da questo punto di vista siamo al di sotto della media europea. L'aspettativa di vita in buona salute e senza limitazioni rilevanti nel compiere gli atti quotidiani di vita  copre in Italia il 79,2% della vita media degli uomini ed il 73,5% di quella femminile: le donne quindi anche se vivono più a lungo vanno più spesso incontro a  disturbi e malattie croniche che ne compromettono l'autonomia. Le medie europee sono l'80% di vita autonoma per gli uomini ed il 75% per le donne: l'Italia si colloca quindi al 13° posto per gli uomini ed a 16° per le donne.

Alla base delle disabilità in vecchiaia, ma anche dei decessi prematuri, ci sono per lo più alcune patologie croniche prevalentemente a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio, cui si affianca il diabete. Alcune di queste patologie sono favorite da stili di vita poco salutari e pertanto prevenibili attraverso specifiche campagne informative, altre sono invece legate a condizioni ambientali rispetto alle quali sono inderogabili interventi specifici, benché non di pertinenza medica ed infine altri ancora dipendono da disuguaglianze sociali e di genere.

In Italia abbiamo 9 milioni di persone che soffrono di disturbi abbastanza seri e spesso gravemente invalidanti, quali diabete, infarto, angina ed altre cardiopatie, ictus, emorragia cerebrale, bronchite cronica, enfisema, cirrosi epatica, insufficienza renale, tumori, parkinsonismo, Alzheimer ed altre forme di demenza senile: di questi 8,7 milioni hanno più di una di queste malattie.
I più bassi livelli di scolarità comportano di solito peggiori condizioni di salute e lo stato di salute percepita è cattivo o pessimo nelle persone con basso livello economico in percentuale più che doppia rispetto a quelle con uno status economico soddisfacente (10,9% e 5,1% rispettivamente).
Differenze analoghe con penalizzazione dei territori economicamente svantaggiati si apprezzano a livello territoriale tra nord e sud.
Le principali cause di morte restano i tumori, le malattie cardiovascolari e respiratorie.
Particolarmente critici i dati in Campania per la mortalità da cause tumorali.

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