Bere caffè riduce il rischio di melanoma

Una buona notizia per chi considera irrinunciabile la sua tazzina di caffè ed anche per chi è abituato a berne parecchio: il caffè con tutte le sue controindicazioni per chi soffre di cuore, di stomaco o di ansia ed insonnia, sembra però che a qualcosa faccia bene, infatti riduce il rischio di melanoma cutaneo. Non che la cosa sia nuovissima: in realtà già in passato alcuni studi sembravano deporre per un effetto positivo del consumo di caffè sui tumori cutanei ed anche su quelli dell'endometrio ed oggi arriva una nuova conferma per quanto riguarda il melanoma.
Insomma è ora di sfatare quell'ironico ed amaro adagio secondo il quale tutte le cose godibili o nuocciono alla salute o fanno ingrassare o sono illegali: il caffè ( se non siete cardiopatici o ansiosi e non avete l'ulcera) potete berlo e vi proteggerà dal melanoma.

Questo è il risultato di una ricerca statistica pubblicata sul Journal National Cancer Institute:
in questo studio la frequenza di  assunzione di caffè è stata valutata  inizialmente in 447.357 bianchi non ispanici, sani e senza alcun sintomo di cancro al momento dell'arruolamento nello studio.
Questo gruppo di persone è stato seguito con controlli periodici per una durata media di follow up di 10,5 anni, nel corso del follow up sono stati diagnosticati 2.904 casi di melanoma e l'incidenza dell'insorgenza di cancro è stata valutata nei soggetti bevitori e non bevitori di caffè: in sostanza il rischio di melanoma è inversamente proporzionale alla quantità di caffè consumato giornalmente ed una quantità pari o maggiore di 4 tazze al giorno fornisce una protezione elevata dal rischio di melanoma, ma questa associazione è valida solo per il caffè normale e non per il decaffeinato.

In effetti si tratta essenzialmente di uno studio statistico e pertanto di valore indicativo: ma insomma per il momento godiamoci il nostro caffè, poi ci occuperemo di valutare come siano state trattate tutte le variabili sensibili (soprattutto l'esposizione ai raggi UV) per selezionare gruppi omogenei in ogni altra variabile e quindi differenti soltanto per la quantità di caffè assunto (è così che si dovrebbe fare per studiare una singola variabile, infatti).



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