Freddo e picchi influenzali: come difendersi

Dopo gli entusiasmi estatici scatenati dai paesaggi imbiancati anche alle latitudini più improbabili ed al livello del mare, ecco arrivare puntualmente di seguito starnuti, febbri, febbricole e sindromi influenzali.
In realtà il freddo riesce a fare più danni al sud che al nord per il semplice motivo che nelle zone dove la gente è meno abituata ad affrontare le temperature più rigide, mancano sia l'abitudine mentale che le attrezzature e gli indumenti necessari a proteggersi dal freddo.
Il Ministero della Salute ha pubblicato quindi un decalogo utile alla prevenzione delle conseguenze negative del freddo sulla salute. Il freddo non solo comporta un aumento del contagio influenzale, ma anche una riacutizzazione di diverse malattie croniche ed in particolare quelle dell'apparato respiratorio e cardiovascolare.

Cosa fare?
  • La temperatura degli ambienti interni va regolata tra i 18 ed i 21°C evitando comunque il passaggio repentino da un ambiente ben riscaldato ad uno gelido.
  • Va posta particolare attenzione sulla umidificazione dell'aria: alcuni sistemi di riscaldamento, infatti, rendono l'aria molto secca e questo può risultare irritante per le vie respiratorie con recrudescenza dei disturbi respiratori, specie dell'asma.
  • Areare regolarmente gli ambienti in modo da purificare l'aria da tutte le impurità che si accumulano al chiuso.
  • Controllare attentamente gli impianti di riscaldamento a combustione, in modo da prevenire le eventuali intossicazioni da monossido di carbonio, prodotto appunto dalla combustione.
  • Utilizzare correttamente stufe elettriche ed altro tipo di impianti in modo da prevenire ustioni, scosse elettriche o altri incidenti.
  • Evitare gli sbalzi di temperatura improvvisi.
  • Assistere con cura i più vulnerabili, come i bambini molto piccoli, gli anziani non autosufficienti ed i malati: è necessario che siano protetti con indumenti adeguati (sciarpe, cappelli di lana, etc) ed è utile controllarne periodicamente la temperatura corporea.
  • Se necessario uscire o viaggiare, munirsi di abbigliamento congruo, fornirsi di bevande calde e catene da neve per l'auto.
  • Tenersi in contatto con le persone anziane e/o altri soggetti a rischio che vivono soli, assicurandosi che siano forniti di tutto quanto loro necessario, così da non essere costretti ad uscire. Segnalare ai servizi pubblici la presenza di senza tetto in zona.
  • Valutare con l'aiuto del medico curante l'opportunità di vaccinarsi contro l'influenza: la vaccinazione è consigliata per gli ultra sessantacinquenni, per le persone con patologie croniche e per le donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza.
Alcune raccomandazioni dettagliate sono state scritte per il Ministero dal dr. Giuliano Altamura, direttore della UOC di Cardiologia dell'Ospedale Pertini di Roma.
Nei neonati il sistema di termoregolazione è immaturo ed inoltre vi è un'elevata dissipazione di calore essendo alto il rapporto tra superficie cutanea e massa corporea, non è pertanto consigliabile uscire con bambini di età inferiore ai 3 mesi ed è opportuno inoltre controllarne la temperatura, per evitare che possano inavvertitamente scivolare in ipotermia.
Anche le persone anziane spesso hanno un sistema di temoregolazione non più perfettamente funzionante e e sono pertanto a loro volta soggetti a rischio.

In presenza di temperature esterne basse infatti, il nostro organismo reagisce in modo da conservare costante la temperatura interna: un sistema utile ad evitare la dispersione di prezioso calore è la vasocostrizione periferica. Si restringono i piccoli vasi sanguigni e la minore circolazione in superficie ed alle estremità consente di risparmiare calore, ma questo  causa anche innalzamento della pressione arteriosa ed aumento della viscosità ematica con maggiore rischio di episodi ischemici e di trombosi.
Il freddo danneggia anche l'apparato respiratorio sia riducendo la risposta immunitaria aspecifica per la vasocostrizione, sia per il danno diretto al'epitelio ciliato di rivestimento di trachea e grossi bronchi.
I tempi di latenza tra l'esposizione acuta al freddo e la comparsa di sintomi varia da 1-2 giorni per le patologie cardiache, fino a 5 giorni per l'ictus e 10 o 12 giorni per le malattie respiratorie.

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