Torino: un bambino con due madri... divorziate

Ha suscitato non poche polemiche la vicenda della magistratura torinese che si è trovata a misurarsi con l'inedita circostanza del divorzio tra due donne omosessuali con i relativi problemi di affidamento e diritto di visita di un minore, concepito da una delle due all'estero, in Spagna,  grazie alle tecniche di inseminazione eterologa.
Al momento in Italia non esiste una normativa intesa a regolamentare le unioni o matrimoni gay, dunque le due madri non erano sposate in Italia, né avranno divorziato in Italia, evidentemente.
Una situazione confusa dal punto di vista giuridico dunque per la legislazione nazionale: i giudici della Corte d'Appello di Torino hanno riconosciuto ad entrambe le donne il ruolo genitoriale con pari diritti e doveri conformandosi di fatto all'operato del comune di Barcellona  che aveva registrato le due donne come madre A e B del minore.

Bene, sembra che la cosa abbia destato molte perplessità e scandalo, come se un bambino piccolo dovesse essere al corrente dei rapporti intimi che intercorrono o meno fra i suoi referenti adulti.
I bambini crescono in situazioni familiari diverse e non necessariamente tradizionali nella loro composizione: sicuramente percepiscono il clima affettivo familiare ed apprendono il modello di relazione (paritaria o asimmetrica, conflittuale o serena ed equilibrata) presente in famiglia, naturalmente si confrontano con i coetanei, si interrogano ed interrogano gli adulti quando esistono difformità tra il proprio nucleo familiare e quello altrui e su questo bisogna essere in grado di fornire risposte semplici e comprensibili ad un bambino, ma se un bambino vive con due donne, se esse siano una madre ed una tata, due sorelle, una madre ed una figlia o due amanti fino a che punto la cosa interessa ed, almeno nella prima infanzia, viene compresa realmente?
Dal suo punto di vista può essere percepita una gerarchia nei rapporti, se esistente, la qualità affettiva delle relazioni, la presenza e l'attitudine alla cura di ciascuna delle donne coinvolte e di solito il piccolo se deve scegliere, si orienta verso la persona che più assiduamente si occupa di lui, con buona pace della giurisprudenza.
Oggi, ad esempio, accade con relativa frequenza di trovarsi di fronte a situazioni di giovani madri single che lavorano ed affidano il piccolo alla nonna, quando sono via: in molti casi il bambino tende a chiamare "mamma" la nonna. In queste situazioni la madre naturale svolge il ruolo tradizionalmente considerato paterno con tutte le eventuali complicazioni che possono nascere in una simile costellazione di relazioni familiari (e nessuno ne parla mai).
I bambini abbandonati spesso chiamano "mamma" qualunque figura femminile li avvicini...
Non si tratta di situazioni facili da dirimere non soltanto sotto il profilo giuridico, ma anche nell'aspetto affettivo.
In tutti i casi il bambino si attacca al suo caregiver, sia esso la nonna, la mamma, la tata, la zia o la moglie di sua madre e questo è un aspetto dal quale non sarebbe corretto prescindere solo per un mero pregiudizio ideologico.

La vicenda, che ieri ha fatto nascere la discussione e le polemiche, si conclude oggi con l'ultima notizia Ansa: il comune della città di Torino trascriverà, come disposto dalla Corte d'Appello, la nascita del piccolo, riconoscendogli come genitori le due mamme.

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