La Lega slegata: espulso Flavio Tosi

Non ce la fanno a raggiungere un accordo Flavio Tosi e Matteo Salvini: pietra della discordia la prospettata candidatura di Tosi alle elezioni regionali, ma a Salvini la cosa non è mai andata a genio: "Zaia non si tocca!" ammoniva nei giorni scorsi tra battibecchi, polemiche e trattative  varie. Insomma alla fine Tosi è finito fuori.
Una rottura non indolore per nessuno: Salvini in realtà sta cercando in tutti i modi di ampliare il respiro della Lega Nord spingendo il partito fuori dal riduttivo orizzonte regionalistico per farne una forza politica di portata nazionale.

In realtà la linea adottata da Salvini sembra smentire la missione originaria di un partito nato per dividere l'Italia in nord e sud,  quest'ultimo considerato una specie di parente povero e potenzialmente questuante, col quale non si intendeva rischiare di dover condividere nulla.

L'antimeridionalismo espresso negli insulti da stadio ora viene smentito: l'idea attualmente non è quella di dividere l'Italia (il potere e le poltrone di Roma piacciono ed a conti fatti il sud serve e paga le tasse) l'idea ora è di dividere l'Europa (no  all'euro) ed il muro di esclusione viene oggi innalzato contro immigrati e zingari (anche il razzismo dovrà trovare qualche valvola di sfogo).
Un teorema semplice in fondo: la stessa collusione con la paura (una volta etichettata come piccolo borghese) di perdere qualcuno dei propri meschini privilegi, giocata vendendo l'illusione che da questo ci si può difendere chiudendosi.
In una parola Salvini ha sostituito al regionalismo il nazionalismo e non a caso le sue manifestazioni sono frequentate dalla estrema destra nazionalista rispetto alla quale al momento, considerata appunto questa transizione da regionalismo a nazionalismo, diventa veramente difficile trovare le differenze.

Salvini rappresenta dunque la Lega che marcia su Roma: sarà per questo che Tosi lo accusa di voler essere il dittatore del partito, anche se di questi tempi il decisionismo e l'idea che comanda chi è al comando (appunto) sembra sia molto in auge e trasversale alle diverse forze politiche e non solo.

Nella corsa al potere tuttavia le scissioni indeboliscono e l'occasione della espulsione di Tosi potrebbe rappresentare una opportunità di rafforzamento per altre forze  politiche della destra.
Il ripudiato si riserva alcuni giorni di riflessione prima di decidere se lanciare la propria candidatura ed evidentemente molto dipende dalle alleanze che riuscirà a raccogliere.

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