2 giugno: una riflessione sulla Repubblica


Sono diverse oggi le cerimonie che sono in corso di svolgimento: sono iniziate questa mattina, secondo il programma previsto con la deposizione da parte del Presidente della Repubblica della tradizionale corona d'alloro all'altare della patria alle 9,15, seguita poi dalla sfilata ai Fori Imperiali iniziata alle 10,00. Colpisce il contrasto tra i messaggi del presidente Mattarella e l'esito delle elezioni regionali appena concluse che ha visto premiare dal voto dei cittadini più d'uno dei nomi inseriti nella lista degli impresentabili stilata dalla commissione antimafia.
Dal sito del Ministero degli interni ieri in primo piano il messaggio del presidente ai prefetti nel quale è contenuta la raccomandazione di:
 "essere tenace ed inflessibile contro i comportamenti illeciti e le infiltrazioni delinquenziali nella sfera pubblica".

La retorica di circostanza rivolta agli organismi territoriali raccomanda anche la promozione di iniziative utili alla sicurezza ed alla unità nazionale.
Oggi il via agli spettacoli, il ringraziamento alle forze armate e nel pomeriggio dalle 15,00 l'apertura dei giardini del Quirinale con vari concerti e spettacoli in programma da parte delle diverse bande musicali delle forze armate.

Ma ieri l'altro in questa Repubblica ha votato circa il 53% degli aventi diritto: il 47% non partecipa alla vita politica del paese, forse lo considera un gioco tra potenti nel quale preferisce non entrare per non essere strumentalizzato e schiacciato: loro hanno smesso di credere che sia possibile cambiare qualcosa. Sarebbe poi interessante scoprire quale quota di quel 53% di partecipanti alle elezioni si è presa il disturbo di andare a votare per ricambiare i favori ricevuti e/o promessi da qualcuno ed in quanti hanno molto semplicemente e prosaicamente venduto il voto, premiando di fatto i meno onesti della competizione elettorale.
Siamo certo molto lontani dai tempi in cui le persone riuscivano a credere in qualcosa, quando si poteva non solo votare, ma  lottare ed anche morire per conquistare queste piccole cose come il diritto di voto per tutti (donne comprese) e l'ordinamento repubblicano della struttura statale: non che non venissero effettuate manipolazioni e strumentalizzazioni della opinione pubblica, questo per carità non ci sarebbe da aspettarselo. Chissà forse veniva compreso meno ed era meno visibile al grande pubblico, ma forse anche la politica godeva di una propria autonomia ed era ispirata a valori ideologici ed etici e non soltanto fossilizzata sui conti e sul denaro che oggi sembra avere assunto l'aspetto di un valore trascendente in nome del quale è lecito sacrificare qualsiasi altra cosa.

Il presidente Mattarella ha parlato di unità nazionale all'interno della unità europea, ma se l'unità europea vuol dire questo, allora funziona meglio la Grecia che non intende privare i propri cittadini del cibo e dei servizi essenziali per chinarsi a subire la logica bottegaia dei conti: certo un'altra strada ci sarebbe e consisterebbe da un lato nel combattere davvero la corruzione in modo da ottimizzare l'utilizzazione del denaro pubblico e dall'altro nell'internazionalizzare non solo il denaro, ma prima di tutto la politica.
Se l'Europa non raggiunge accordi unitari di carattere politico, l'unione monetaria non ha altro futuro che fondare la religione del dio denaro al di sopra di tutto: delle istanze di uno stato di giustizia sociale, del futuro e del benessere dei propri cittadini e dei diritti umani inalienabili alla vita, alla dignità, al lavoro, alla salute...

Buona festa della Repubblica a tutti!



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