Tempo di vacanze: ecco come sono le nostre spiagge

La stagione estiva finalmente sembra volersi insediare stabilmente per i prossimi mesi: le giornate volgono decisamente al bello e le temperature sono in aumento, perciò molti di noi, specie quelli che vivono nelle zone costiere, ne approfitteranno per godersi il mare e la spiaggia nei momenti di libertà.
Al termine della stagione invernale, vale a dire dopo che le spiagge sono rimaste disabitate e trascurate durante i lunghi mesi di freddo, è esperienza comune vederle cosparse ed ingombre di ogni genere di immondizia: in parte si tratta di detriti depositati dalle onde nel corso del tempo ed in parte di spazzatura lasciata lì da passanti e/o cittadini poco attenti alla cura dell'ambiente.
Da questo punto di vista è interessante leggere i dati dell'indagine Beach Litter recentemente pubblicata sul sito di Legambiente: sono state esaminate 54 spiagge affacciate sul mare Mediterraneo, delle quali 29 sono spiagge italiane ed in tema di rifiuti dispersi sulle spiagge noi italiani battiamo ogni record per la plastica.

Sulle spiagge italiane i rifiuti di plastica costituiscono ben l'80% del totale contro il 52% delle spiagge mediterranee di altre nazioni: siamo riusciti a battere anche noi stessi, visto che lo scorso anno la percentuale dei rifiuti plastici delle spiagge italiane si attestava al 65%.
L'indagine Beach Litter è stata condotta dai volontari ambientalisti da aprile a maggio di quest'anno con un'operazione di pulizia di 136.330  mq. di spiaggia e la quantità dei rifiuti è aumentata rispetto allo scorso anno: nelle 29 spiagge italiane sono stati rinvenuti infatti circa 17 rifiuti in media per ogni 100 mq. di spiaggia, quindi 5 in più per mq. rispetto all'indagine dello scorso anno, la media delle altre spiagge del Mediterraneo è stata di 14 rifiuti per mq.
La classifica dei rifiuti per quanto riguarda le spiagge italiane è la seguente:

  • Al primo posto la plastica: resti di plastica e polistirolo di grandezza inferiore ai 50 cm (23,5%) bottiglie di plastica (10,3%) tappi e coperchi (6,9%) cassette per il pesce reti e strumenti di pesca (6,5%) stoviglie usa e getta (4,8%) flaconi di detergenti (3,8%).
  • Seguono i mozziconi di sigaretta col 5,4% del totale dei rifiuti.
  • ancora rifiuti da mancata depurazione come cotton fioc assorbenti etc. ed anche questo genere di rifiuti facilmente rinvenibili in prossimità delle foci e/o di corsi d'acqua risultano in aumento del 5%.
Tutti questi rifiuti non solo producono danni incalcolabili all'industria turistica ed all'estetica dei luoghi, ma sono soprattutto causa di gravi danni all'ambiente come flora e fauna locale:
gli animali marini possono ingerirli, scambiandoli per cibo e ne possono restare soffocati e morirne, il 79,6% delle morti di tartaruga sembra siano dovute a questa causa, inoltre alcune tartarughe ed altri animali possono rimanere intrappolati e morire nelle reti dimenticate, ma se questo non basta ricordiamoci che le microplastiche ingerite dagli animali marini entrano nella catena alimentare e si tratta per lo più di sostanze velenose e cancerogene.

Evidentemente il problema va anche oltre il comportamento dei singoli individui e riguarda le politiche ambientali dei diversi enti amministrativi locali dai quali dovrebbe partire una campagna educativa dei cittadini fondata anzitutto sul buon esempio e sulle buone pratiche pubbliche.

Per quanto riguarda invece la qualità delle acque di balneazione, torna sempre utile il portale delle acque del Ministero dal quale è possibile ottenere informazioni dettagliate sulla balneabilità degli specifici tratti di litorale.

Un buon bagno di mare tonifica, stimola l'attività fisica ed aiuta a guarire da diversi disturbi: bisogna solo scegliere con cura le acque e la spiaggia per evitare di incorrere in fastidiosi "effetti collaterali".






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